criscito
05-07-2010, 14:20
Diritto di replica
Scrivo ai lettori del “Gazzettino Araldico” che mi fa il disonore di citarmi quasi come se io fossi un volgare furfante che usurpa diritti che appartengo ad altri.
Scrivo per diritto di replica e per chiarire il mio operato e la mia posizione nel web e non certo per rispondere a chi sta facendo un ingiusto uso del mio nome.
Non posso rivolgermi al direttore del suddetto gazzettino perché sembra che non sia citato in nessun posto, non vedo nemmeno la registrazione del tribunale, per cui devo dedurre che non si tratta di una vera e propria stampa editoriale ma di un giornalino interno, scritto evidentemente non da professionisti ma dagli stessi membri dell’associazione.
In primo luogo non so chi ha scritto l’articolo perché si firma con Segreteria Centro Studi Araldici, già questa è una brutta mancanza nei miei confronti perché non so a chi rivolgermi.
In secondo luogo l’articolo che parla di me, o meglio che riporta le opinioni dell’autore dell’articolo, è stato messo in una sezione che si chiama “CRONACA GIUDIZIARIA”.
Trovo questi due punti altamente ingiusti sia da parte di chi pubblica l’articolo, che senza una dovuta verifica cita apertamente il mio nome manco se io fossi un furfante che merita di essere citato nella cronaca giudiziaria. Ci tengo a precisare che non c’è nessun atto giudiziario nei miei confronti che nessun giudice fino ad oggi mi ha chiamato a giudizio, ne ci sono nei miei confronti denunce o esposti presso qualsiasi caserma dei carabinieri. Sono una persona onesta e pulita e faccio le cose nel pieno della legalità.
Ma vediamo di cosa mi si accusa nell’articolo del giornalino.
L’autore dell’articolo lancia una prima accusa infamante dicendo che il sito web denominato Centro Genealogico Virtuale (oggi chiuso): “faceva ampio uso di immagini presenti su altri siti internet”.
Non so come si permette questo signore a dire una cosa del genere, le immagini presenti nel mio sito web erano gentilmente offerte dagli utenti del sito. Faccio notare a questo signore che il sito non è stato chiuso per scarsità di frequenza degli utenti, ma per miei personali impedimenti, il sito era visitato da otre 100 utenti al giorno che liberamente mi mandavano immagini da pubblicare.
Si dice pure che il sito conteneva una sezione che si chiamava “blasonario subalpino”, altra falsità, il mio sito invece pubblicizzava il sito del sig. Bona, il “blasonario subalpino” che è un sito tuttora presente su internet, basta fare una piccola ricerca con google.
Inoltre, vi invito a fare molta attenzione, perché gli stessi stemmi del blasonario subalpino sono presenti nella sezione stemmario italiano di stemmario.it con l’unica differenza che stemmario.it mette una filigrana negli stemmi appropriandosi di uno stemma che è di dominio pubblico.
Si dice nell’articolo che stemmario.it ha depositato la denominazione “Stemmario Italiano”, e quindi io avrei fatto uso di un marchio depositato. Faccio notare che la parola Stemmario italiano fa parte dell’uso comune della lingua italiana e per ovvie ragioni nessuno può impedire ad un altro l’uso della lingua italiana, che stemmario.it abbia depositato un marchio va bene, ma io non ho mai fatto uso del marchio, ho fatto uso della lingua italiana per indicare uno stemmario, per l’appunto quello italiano. Se avessi voluto indicare uno stemmario tedesco l’avrei chiamato stemmario tedesco, ma essendo stemmi italiani allora mi sembra logico che lo stemmario debba chiamarsi italiano. Faccio un esempio molto semplice, se apro un’attività di frutta e verdura e deposito il nome del mio negozio Frutta e Verdura, non posso pretendere che il resto degli italiani non usino più il titolo “Frutta e Verdura”, sarebbe come se io mi fossi comprato una parte della lingua italiana. La legge che accetta i depositi dei marchi protegge il logo e le parole personalizzate. Infatti io non ho MAI fatto uso del logo di stemmario.it. Si tratta di un’altra falsità di cui mi si accusa ingiustamente.
Sempre nella lettera si parla di una gentile richiesta da parte del proprietario di stemmario.it e falsamente dice che io non ho risposto alla lettera, non solo ho risposto alla mail ed ho anche indicato all’autore della lettera gli stessi argomenti che ho citato sopra riguardo al logo depositato.
Come potete vedere, il mio nome è chiaramente indicato nei siti che costruisco, per il semplice fatto che non ho nulla da nascondere e da temere, perché faccio ogni cosa alla luce della legalità.
Inoltre, l’autore dell’articolo cita la chiesa a cui appartengo, altra cosa abbastanza fastidiosa, l’uso inappropriato del nome della chiesa a cui appartengo che cura il più grande sito al mondo sulla genealogia. L’autore dice che la chiesa sponsorizza il mio sito, la cosa è esattamente al contrario, in quanto sono io che pubblicizzo le attività genealogiche della chiesa.
Ora, chiedo gentilmente a questi signori, di espormi quale legge mi vieterebbe l’uso del titolo “Stemmario Italiano”, invece di mandarmi lettere da avvocati che pretendono con tono minaccioso di fare chi sa che cosa poi non si sa. Se proprio volete aprire un dialogo con me ditemi cosa mi impedisce di usare il titolo sopra citato.
Con la presente vi diffido di fare uso del mio nome e pretendo, per diritto di replica che questa mia lettera venga pubblicata sullo stesso giornalino senza tagli da parte dell'editore. Faccio notare che per evitare altre infamanti cattiverie nei miei confronti pubblico la lettera nel mio sito al seguente indirizzo www.retaggio.it/diritto-di-replica/ e chiederò la pubblicazione della stessa presso siti e forum che trattano argomenti di araldica.
Vincenzo Di Criscito
Scrivo ai lettori del “Gazzettino Araldico” che mi fa il disonore di citarmi quasi come se io fossi un volgare furfante che usurpa diritti che appartengo ad altri.
Scrivo per diritto di replica e per chiarire il mio operato e la mia posizione nel web e non certo per rispondere a chi sta facendo un ingiusto uso del mio nome.
Non posso rivolgermi al direttore del suddetto gazzettino perché sembra che non sia citato in nessun posto, non vedo nemmeno la registrazione del tribunale, per cui devo dedurre che non si tratta di una vera e propria stampa editoriale ma di un giornalino interno, scritto evidentemente non da professionisti ma dagli stessi membri dell’associazione.
In primo luogo non so chi ha scritto l’articolo perché si firma con Segreteria Centro Studi Araldici, già questa è una brutta mancanza nei miei confronti perché non so a chi rivolgermi.
In secondo luogo l’articolo che parla di me, o meglio che riporta le opinioni dell’autore dell’articolo, è stato messo in una sezione che si chiama “CRONACA GIUDIZIARIA”.
Trovo questi due punti altamente ingiusti sia da parte di chi pubblica l’articolo, che senza una dovuta verifica cita apertamente il mio nome manco se io fossi un furfante che merita di essere citato nella cronaca giudiziaria. Ci tengo a precisare che non c’è nessun atto giudiziario nei miei confronti che nessun giudice fino ad oggi mi ha chiamato a giudizio, ne ci sono nei miei confronti denunce o esposti presso qualsiasi caserma dei carabinieri. Sono una persona onesta e pulita e faccio le cose nel pieno della legalità.
Ma vediamo di cosa mi si accusa nell’articolo del giornalino.
L’autore dell’articolo lancia una prima accusa infamante dicendo che il sito web denominato Centro Genealogico Virtuale (oggi chiuso): “faceva ampio uso di immagini presenti su altri siti internet”.
Non so come si permette questo signore a dire una cosa del genere, le immagini presenti nel mio sito web erano gentilmente offerte dagli utenti del sito. Faccio notare a questo signore che il sito non è stato chiuso per scarsità di frequenza degli utenti, ma per miei personali impedimenti, il sito era visitato da otre 100 utenti al giorno che liberamente mi mandavano immagini da pubblicare.
Si dice pure che il sito conteneva una sezione che si chiamava “blasonario subalpino”, altra falsità, il mio sito invece pubblicizzava il sito del sig. Bona, il “blasonario subalpino” che è un sito tuttora presente su internet, basta fare una piccola ricerca con google.
Inoltre, vi invito a fare molta attenzione, perché gli stessi stemmi del blasonario subalpino sono presenti nella sezione stemmario italiano di stemmario.it con l’unica differenza che stemmario.it mette una filigrana negli stemmi appropriandosi di uno stemma che è di dominio pubblico.
Si dice nell’articolo che stemmario.it ha depositato la denominazione “Stemmario Italiano”, e quindi io avrei fatto uso di un marchio depositato. Faccio notare che la parola Stemmario italiano fa parte dell’uso comune della lingua italiana e per ovvie ragioni nessuno può impedire ad un altro l’uso della lingua italiana, che stemmario.it abbia depositato un marchio va bene, ma io non ho mai fatto uso del marchio, ho fatto uso della lingua italiana per indicare uno stemmario, per l’appunto quello italiano. Se avessi voluto indicare uno stemmario tedesco l’avrei chiamato stemmario tedesco, ma essendo stemmi italiani allora mi sembra logico che lo stemmario debba chiamarsi italiano. Faccio un esempio molto semplice, se apro un’attività di frutta e verdura e deposito il nome del mio negozio Frutta e Verdura, non posso pretendere che il resto degli italiani non usino più il titolo “Frutta e Verdura”, sarebbe come se io mi fossi comprato una parte della lingua italiana. La legge che accetta i depositi dei marchi protegge il logo e le parole personalizzate. Infatti io non ho MAI fatto uso del logo di stemmario.it. Si tratta di un’altra falsità di cui mi si accusa ingiustamente.
Sempre nella lettera si parla di una gentile richiesta da parte del proprietario di stemmario.it e falsamente dice che io non ho risposto alla lettera, non solo ho risposto alla mail ed ho anche indicato all’autore della lettera gli stessi argomenti che ho citato sopra riguardo al logo depositato.
Come potete vedere, il mio nome è chiaramente indicato nei siti che costruisco, per il semplice fatto che non ho nulla da nascondere e da temere, perché faccio ogni cosa alla luce della legalità.
Inoltre, l’autore dell’articolo cita la chiesa a cui appartengo, altra cosa abbastanza fastidiosa, l’uso inappropriato del nome della chiesa a cui appartengo che cura il più grande sito al mondo sulla genealogia. L’autore dice che la chiesa sponsorizza il mio sito, la cosa è esattamente al contrario, in quanto sono io che pubblicizzo le attività genealogiche della chiesa.
Ora, chiedo gentilmente a questi signori, di espormi quale legge mi vieterebbe l’uso del titolo “Stemmario Italiano”, invece di mandarmi lettere da avvocati che pretendono con tono minaccioso di fare chi sa che cosa poi non si sa. Se proprio volete aprire un dialogo con me ditemi cosa mi impedisce di usare il titolo sopra citato.
Con la presente vi diffido di fare uso del mio nome e pretendo, per diritto di replica che questa mia lettera venga pubblicata sullo stesso giornalino senza tagli da parte dell'editore. Faccio notare che per evitare altre infamanti cattiverie nei miei confronti pubblico la lettera nel mio sito al seguente indirizzo www.retaggio.it/diritto-di-replica/ e chiederò la pubblicazione della stessa presso siti e forum che trattano argomenti di araldica.
Vincenzo Di Criscito