Claudio
12-09-2008, 12:24
Ho trovato questo articolo in internet. Leggetelo.
Uno studio realizzato da TIP The Innovation partnership, un’organizzazione indipendente no-profit di consulenza, specializzata nella comprensione, l’utilizzo e la gestione della proprietà intellettuale, dimostra come la vecchia concezione della proprietà intellettuale, basata sul possesso ai fini di profitto, invece che sulla condivisione delle conoscenze, ha portato grossi danni, oltre in quello dei diritti musicali e cinematografici soprattutto in campo farmaceutico, provocando lutti e morti.
Il lavoro di ricerca durato sette anni e finanziato dal governo Canadese ha preso in considerazione vari eventi riguardanti i brevetti e vi hanno partecipato esperti in diritto, etica ed economia
La relazione nella quale si è tenuto conto dei pareri dei responsabili politici, leader di associazioni no-profit, rappresentanti dell’industria, scienziati e studiosi di tutto il mondo e nella quale si richiede una revisione dei diritti sulla proprietà intellettuale in tutto il globo, ritiene che l’accanimento sui brevetti e su una ricerca privata, ha provocato polemiche ed alla fine ha bloccato l’innovazione intellettuale.
Un esempio chiaro si ha anche nel campo delle major dove l’esclusivo interesse delle imprese per il copyright, le porta a non cercare altre strade di investimento, nuocendo in tal modo a tutti i lavoratori del settore.
La soluzione prospettata nel lavoro di ricerca, pubblicato sotto licenza Creative Commons in formato pdf è quello di far morire il vecchio concetto di proprietà intellettuale che dura da più di trent’anni e spingere i governi a cercare altri modi per incoraggiare l’innovazione, ad esempio lavorando con l’industria nella creazione di partenariati pubblico-privati che effettuino ricerca condividendo i dati relativi alla salute ed incoraggiando i paesi poveri ad intraprendere politiche di sviluppo.
Veramente come dice Stalmann qui, è già sbagliato l’uso del termine “proprietà intellettuale” che indica insiemi di varie leggi, usate ed applicate in modo diverso
Se si vuole pensare con chiarezza circa le questioni sollevate dai brevetti, o diritti d’autore, o marchi di fabbrica, il primo passo è dimenticare l’idea di volerli capire tutti insieme, e trattarli come argomenti separati. Il secondo passo è quello di rifiutare la stretta prospettive e l’immagine semplicistica che il termine “proprietà intellettuale”, suggerisce. Bisogna prendere in considerazione ciascuno di questi temi separatamente, nella sua pienezza, e avere la possibilità di studiarlo bene.
Non ci dimentichiamo inoltre che ogni causa intentata per problemi di brevetti, ha costi altissimi e potrebbe portare in fallimento un’azienda.
Tante belle parole in questa relazione che subito ha appassionato il partito internazionale del Pirata che da sempre si batte per l’abolizione delle bio-patenti Rick Falkvinge ha infatti detto a TorrentFreak che è giunto il momento che il sistema dei brevetti, in generale, ma soprattutto in campo medico, venga abolito.
Ma ovviamente la proprietà intellettuale sarà pure morta, ma ci sono forti interessi a tenere in piedi lo zombi e se questo causerà ancora milioni di morti per AIDS in Africa che importa?
Anzi le industrie richiedono sempre nuove leggi per rafforzare questi diritti, ad esempio in America è in commissione al senato, la proposta che il governo potrà agire in difesa della proprietà intellettuale, anche senza l’intervento diretto di chi ha avuto violati i diritti, contro la stessa Costituzione Americana, comunque, che prevede che l’intento del diritto d’autore e dei brevetti, sia quello di promuovere il progresso, ma invece a me sembra che siano catene che lo ostacolano.
In effetti sarebbe bello migrare verso un nuovo concetto di proprietà intellettuale, basato sulla diffusione e condivisione delle conoscenze e non sul possesso di pochi rispetto ai tanti, ma è un’utopia come “la città del sole” di Tommaso Campanella e credere nelle utopie, ai nostri giorni, è sempre più difficile.
Secondo me non hanno tutti i torti...certo è che una forma di tutela deve esistere...
Uno studio realizzato da TIP The Innovation partnership, un’organizzazione indipendente no-profit di consulenza, specializzata nella comprensione, l’utilizzo e la gestione della proprietà intellettuale, dimostra come la vecchia concezione della proprietà intellettuale, basata sul possesso ai fini di profitto, invece che sulla condivisione delle conoscenze, ha portato grossi danni, oltre in quello dei diritti musicali e cinematografici soprattutto in campo farmaceutico, provocando lutti e morti.
Il lavoro di ricerca durato sette anni e finanziato dal governo Canadese ha preso in considerazione vari eventi riguardanti i brevetti e vi hanno partecipato esperti in diritto, etica ed economia
La relazione nella quale si è tenuto conto dei pareri dei responsabili politici, leader di associazioni no-profit, rappresentanti dell’industria, scienziati e studiosi di tutto il mondo e nella quale si richiede una revisione dei diritti sulla proprietà intellettuale in tutto il globo, ritiene che l’accanimento sui brevetti e su una ricerca privata, ha provocato polemiche ed alla fine ha bloccato l’innovazione intellettuale.
Un esempio chiaro si ha anche nel campo delle major dove l’esclusivo interesse delle imprese per il copyright, le porta a non cercare altre strade di investimento, nuocendo in tal modo a tutti i lavoratori del settore.
La soluzione prospettata nel lavoro di ricerca, pubblicato sotto licenza Creative Commons in formato pdf è quello di far morire il vecchio concetto di proprietà intellettuale che dura da più di trent’anni e spingere i governi a cercare altri modi per incoraggiare l’innovazione, ad esempio lavorando con l’industria nella creazione di partenariati pubblico-privati che effettuino ricerca condividendo i dati relativi alla salute ed incoraggiando i paesi poveri ad intraprendere politiche di sviluppo.
Veramente come dice Stalmann qui, è già sbagliato l’uso del termine “proprietà intellettuale” che indica insiemi di varie leggi, usate ed applicate in modo diverso
Se si vuole pensare con chiarezza circa le questioni sollevate dai brevetti, o diritti d’autore, o marchi di fabbrica, il primo passo è dimenticare l’idea di volerli capire tutti insieme, e trattarli come argomenti separati. Il secondo passo è quello di rifiutare la stretta prospettive e l’immagine semplicistica che il termine “proprietà intellettuale”, suggerisce. Bisogna prendere in considerazione ciascuno di questi temi separatamente, nella sua pienezza, e avere la possibilità di studiarlo bene.
Non ci dimentichiamo inoltre che ogni causa intentata per problemi di brevetti, ha costi altissimi e potrebbe portare in fallimento un’azienda.
Tante belle parole in questa relazione che subito ha appassionato il partito internazionale del Pirata che da sempre si batte per l’abolizione delle bio-patenti Rick Falkvinge ha infatti detto a TorrentFreak che è giunto il momento che il sistema dei brevetti, in generale, ma soprattutto in campo medico, venga abolito.
Ma ovviamente la proprietà intellettuale sarà pure morta, ma ci sono forti interessi a tenere in piedi lo zombi e se questo causerà ancora milioni di morti per AIDS in Africa che importa?
Anzi le industrie richiedono sempre nuove leggi per rafforzare questi diritti, ad esempio in America è in commissione al senato, la proposta che il governo potrà agire in difesa della proprietà intellettuale, anche senza l’intervento diretto di chi ha avuto violati i diritti, contro la stessa Costituzione Americana, comunque, che prevede che l’intento del diritto d’autore e dei brevetti, sia quello di promuovere il progresso, ma invece a me sembra che siano catene che lo ostacolano.
In effetti sarebbe bello migrare verso un nuovo concetto di proprietà intellettuale, basato sulla diffusione e condivisione delle conoscenze e non sul possesso di pochi rispetto ai tanti, ma è un’utopia come “la città del sole” di Tommaso Campanella e credere nelle utopie, ai nostri giorni, è sempre più difficile.
Secondo me non hanno tutti i torti...certo è che una forma di tutela deve esistere...