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View Full Version : per fare il punto della discussione


Enzo Mazza
06-10-2004, 08:55
mi sembra utile tirare un po' le fila del dibattito e dei topic che hanno suscitato più interesse e approfondimento.
Vediamo se si può riassumere il pensiero emerso dal popolo della rete in questi primi tre mesi di discussione.


La tutela del copyright, sia sul fronte dell'estensione del periodo di protezione, sia sulla protezione accordata ai titolari dei diritti in particolare con previsioni di tipo penale è considerata eccessiva.

La questione DRM e le protezioni tecnologiche sono viste negativamente perchè sarebbero eccessivamente penalizzanti e limitative.

File sharing anche di opere tutelate sarebbe da considerarsi lecito e al limite potrebbero essere introdotte previsioni di tariffe flat tipo equo compenso.

Sono stati poi oggetto di discussione i modelli di business del settore e la questione prezzi.

Ci sono altri elementi che mi sono dimenticato ?

Allanon
06-10-2004, 11:54
mi sembra utile tirare un po' le fila del dibattito e dei topic che hanno suscitato più interesse e approfondimento.
Vediamo se si può riassumere il pensiero emerso dal popolo della rete in questi primi tre mesi di discussione.


La tutela del copyright, sia sul fronte dell'estensione del periodo di protezione, sia sulla protezione accordata ai titolari dei diritti in particolare con previsioni di tipo penale è considerata eccessiva.


Decisamente si. Aggiungerei soltanto che detta tutela è crescita a dismisura negli ultimi anni, sia sul fronte dell'estensione che del periodo di protezione, con orientamento diametramelmente opposto alle esigenze dei consumatori.


La questione DRM e le protezioni tecnologiche sono viste negativamente perchè sarebbero eccessivamente penalizzanti e limitative.


Decisamente si. Non approvo il parellelismo tra proprietà intellettuale e proprieta fisica di un bene, ma visto che il supporto fisico ha creato per anni questo equivoco vorrei fare un esempio: se compro la Ferrarri sono libero di smontarla, modificarla, mostrarla in publico e distruggerla se mi aggrada.

I DRM nascondono un concetto inconcepibile per il consumatore, una specie di "affitto a vita". In pratica il bene è mio, ma posso usarlo soltanto secondo le regole dettate dal produttore. La violazione di dette regole mi può procurare la scissione del contratto stipulato col produttore stesso, quindi la revoca del diritto di utilizzo. Questo è inammisibile, lede il concetto stesso di proprietà. Risultato, gli unici DRM che fino ad ora hanno avuto successo sono quelli facilmente aggirabili.

Tutto questo fermo restando che proprietà di un bene fisico e proprietà intelletuale sono due cose profondamente diverse.


File sharing anche di opere tutelate sarebbe da considerarsi lecito e al limite potrebbero essere introdotte previsioni di tariffe flat tipo equo compenso.


Non parliamo di file sharing, parliamo piuttosto di diritto di copia, traduzione letterale di copyright. Fino da quando sono nate tecnologie adatte alla copia la gente le ha utilizzate, semplicemente perchè non ritiene un reato copiare. Nessuno vuol privare l'autore della proprietà intelletuale, l'autore ha il pieno dirito di proteggere la paternità di un opera.
Quello che invece è inammisibile e che l'autore, o chi per lui, possa impedire a qualcuno di accedere a detta opera. il concetto stesso di biblioteca è nato in quest'ottica, diffusione dell'informazione a prescindere dal ritorno economico diretto che questa informazione può procurare, dato che la crescita della cultura provoca un notevole ritorno economico indiretto. Una filosofia nata secoli or sono, ma applicabile oggi su larga scala grazie a internet.

Il problema è ora trovare un sistema di remunerazione per gli autori (e loro soltanto) che compensi economicamente lo sforzo fatto a vantaggio di tutta la società. La tassa sul p2p è in apparenza il sistema più verosimile, ma esistono sicuramente altri modi. Non dimentichiamo infatti che chi compra un oggetto "fisico" legato ad un opera di ingegno lo fa soprattutto per colezionismo, in pratica il nuovo mercato non deve necessariamente distruggere il vecchio. Quel che i consumatori chiedono da un pezzo e di parlare di queste alternative.


Sono stati poi oggetto di discussione i modelli di business del settore e la questione prezzi.


Esattamente, è un pezzo che i cosumatori chiedono di poter discutere di mercati alternativi a quello attuale, mercati che abbiano costi è modelli distributivi diversi. Mercati che rispettino il legittimo diritto di copia che ogni consumatore dovrebbe avere.


Ci sono altri elementi che mi sono dimenticato ?


Il ruolo degli editori, forse di questo non ha ancora parlato. Apple guadagna meno di 4 centesimi a brano, eppure ha creato un mercato talmente lucroso da far gola ai più grandi gruppi industriali.
Tutto il resto dei soldi dove vanno a finire? Se è Apple a distribuire i brani la figura dell'editore ha devvero ancora senso di esistere? Fose si, come promoter almeno, ma è davvero logico che un promoter si accapari il grosso della torta? Persino molti anni dopo la morte del creatore dell'opera?

Regole antiquate, ma che voi editori continuate a difendere a spada tratta. Io ho scelto di cambiare il sistema dall'interno, boiconttando l'acquisto di prodotti di ingegno, ma esiste un sempre più numeroso esercito di insoddisfatti che semplicemente si rifiuta di rispettare queste regole. Dovete davvero trasformare tutti i consumatori in criminali prima di sedervi ad un tavolo e trattare?

Xoth
07-10-2004, 01:32
Ci sono altri elementi che mi sono dimenticato ?

humm... la validita' locale delle licenze e la facilita' con cui oggi in rete e' possibile comrpare beni digitali all'estero senza avere la sicurezza della loro legalita'

Xoth

Enzo Mazza
08-10-2004, 11:46
Decisamente si. Aggiungerei soltanto che detta tutela è crescita a dismisura negli ultimi anni, sia sul fronte dell'estensione che del periodo di protezione, con orientamento diametramelmente opposto alle esigenze dei consumatori.

Molti paesi, tra i quali l'Italia, per molti anni hanno considerato la tutela intellettuale superflua, con il risultato che le PMI italiane, e non sto parlando solo di musica ovviamente, sono rimaste in ultima fila come numero di brevetti. In altri Stati, senza citare sempre e solo gli USA, un'intensa lotta alla pirateria e un'adeguata tutela ha portato molte imprese di tecnologia e di marca ad ottenere successi imprenditoriali in tutto il mondo mentre l'Italia è rimasta sempre più indietro. La verità è che la creatività sarà uno dei più forti motori dello sviluppo nei prossimi anni e pertanto la questione della proprietà intellettuale sarà sempre più centrale, i Paesi che non si doteranno di norme e di una seria azione di sostegno ai contenuti intellettuali resteranno indietro e l'Italia rischia grosso.


Decisamente si. Non approvo il parellelismo tra proprietà intellettuale e proprieta fisica di un bene, ma visto che il supporto fisico ha creato per anni questo equivoco vorrei fare un esempio: se compro la Ferrarri sono libero di smontarla, modificarla, mostrarla in publico e distruggerla se mi aggrada.

Ma l'equivoco è un'altro e purtroppo non viene mai percepito nella sua reale portata. Quando acquisto un bene protetto dal diritto d'autore, non divento titolare dei contenuti ma solo del contenitore (supporto e jewel box), ovvero se compro un disco, entro di fatto in possesso di una licenza perpetua per l'utilizzo (e per le eventuali riproduzioni previste dalla eccezioni sulla copia privata) ma non posso, ad esempio, mettermi a stampare copie, o modificarne il contenuto e poi riprodurlo. Il disco acquistato lo può rivendere, lo può distruggere :mad: , può farlo ascoltare ad altri (nei limiti previsti dalle norme sulla publica diffusione). ma non diventa mai proprietario dei diritti sul contenuto.
In fondo anche se compra una Ferrari non diventa proprietario del marchio Ferrari o del design della 308. Non può mettersi a tavolino e produrre una copia della Ferrari e poi metterla in commercio con il marchio Pinco Pallo perchè sarebbe un contraffattore


I DRM nascondono un concetto inconcepibile per il consumatore, una specie di "affitto a vita". In pratica il bene è mio, ma posso usarlo soltanto secondo le regole dettate dal produttore. La violazione di dette regole mi può procurare la scissione del contratto stipulato col produttore stesso, quindi la revoca del diritto di utilizzo. Questo è inammisibile, lede il concetto stesso di proprietà. Risultato, gli unici DRM che fino ad ora hanno avuto successo sono quelli facilmente aggirabili.

Tutto questo fermo restando che proprietà di un bene fisico e proprietà intellettuale sono due cose profondamente diverse.

Infatti è vero quello che ha scritto parlando di noleggio. Lei ha "in licenza" l'opera, se viola la licenza, commette un illecito che può essere, contrattuale (per esempio sublicenziarlo se non ne ha i diritti) arrivando ad essere anche penale nel caso di riproduzioni illecite o contraffazioni. Ciò è molto ben chiarito di solito nelle licenze dei programmi software, lo è stato meno per le opere musicali o per i video e i libri.



Non parliamo di file sharing, parliamo piuttosto di diritto di copia, traduzione letterale di copyright.

Guardi che il significato di copyright non è "diritto di copiare" (right to copy) per i terzi ma è "diritto di copia" ovvero il diritto dell'autore di stabilire come far copiare la propria opera. Si tratta di un diritto esclusivo dell'autore, è il caposaldo della normativa internazionale sul copyright.


Fino da quando sono nate tecnologie adatte alla copia la gente le ha utilizzate, semplicemente perchè non ritiene un reato copiare. Nessuno vuol privare l'autore della proprietà intelletuale, l'autore ha il pieno dirito di proteggere la paternità di un opera.

Lei riconosce solo un diritto patrimoniale ma la legge riconosce anche un diritto economico che consente all'autore di sopravvivere. Se lei fosse un programmatore e io le dicessi che il software che ha progetto per la mia azienda è meraviglioso e che scriverò su tutti i computer che lo ha progettato lei ma che non le devo dare niente per il suo lavoro lei mi prenderebbe per un pazzo, ma in fondo ho solo fatto il suo ragionamento, le ho riconosciuto solo la paternità dell'opera.


Quello che invece è inammisibile e che l'autore, o chi per lui, possa impedire a qualcuno di accedere a detta opera. il concetto stesso di biblioteca è nato in quest'ottica, diffusione dell'informazione a prescindere dal ritorno economico diretto che questa informazione può procurare, dato che la crescita della cultura provoca un notevole ritorno economico indiretto. Una filosofia nata secoli or sono, ma applicabile oggi su larga scala grazie a internet.
Ed infatti esiste un'eccezione al diritto esclusivo proprio per le biblioteche, quindi la sua richiesta si è già avverata. L'autore non può opporsi al prestito e alla conservazione di una sua opera in una biblioteca.


Il problema è ora trovare un sistema di remunerazione per gli autori (e loro soltanto) che compensi economicamente lo sforzo fatto a vantaggio di tutta la società.
Perchè solo all'autore scusi ? Quando buona parte dell'investimento economico lo fa qualcun altro. Torniamo all'esempio del programmatore, se io le fornissi tutta la tecnologia, le mettessi a disposizione i migliori laboratori del mondo per consentirle di sviluppare il software, pagassi tutta la produzione in serie del programma, le spese di pubblicità e di marketing per promuovere il programma, la rete di vendita, non dovrei avere nessun diritto ad essere remunerato per tale attività ?


La tassa sul p2p è in apparenza il sistema più verosimile, ma esistono sicuramente altri modi.
La tassa sul p2p è una bufala grande come una casa e ucciderebbe in particolare proprio gli artisti emerganti e le piccole etichette indipendenti e lo sa perchè ? Perchè inevitabilmente i criteri di ripartizione sarebbero definti su un modello che terrebbe in considerazione i dischi più venduti o più scaricati secondo delle attività a campion. Il risultato sarebbe che i proventi della tassa verrebbero ripartiti sempre e soltanto ai maggiori sucessi di vendita e alle case con la maggiore market share. Gli artisti di nicchia non vedrebbero un centesimo e le etichette minori, magari molto forti in un determinato segmento, mettiamo la musica alternative, ricaverebbero nulla.


Non dimentichiamo infatti che chi compra un oggetto "fisico" legato ad un opera di ingegno lo fa soprattutto per colezionismo, in pratica il nuovo mercato non deve necessariamente distruggere il vecchio. Quel che i consumatori chiedono da un pezzo e di parlare di queste alternative.



Esattamente, è un pezzo che i cosumatori chiedono di poter discutere di mercati alternativi a quello attuale, mercati che abbiano costi è modelli distributivi diversi. Mercati che rispettino il legittimo diritto di copia che ogni consumatore dovrebbe avere.
Mi sembra che l'offerta di Apple e di altri vadano in questo senso, il nascente mercato online offre prospettive completamente nuove, lo stesso p2p può presentare interessanti opportunità ma non si può pensare che ciò debba trasformarsi in una "copia personale di massa"




Il ruolo degli editori, forse di questo non ha ancora parlato. Apple guadagna meno di 4 centesimi a brano, eppure ha creato un mercato talmente lucroso da far gola ai più grandi gruppi industriali.
Tutto il resto dei soldi dove vanno a finire? Se è Apple a distribuire i brani la figura dell'editore ha devvero ancora senso di esistere? Fose si, come promoter almeno, ma è davvero logico che un promoter si accapari il grosso della torta? Persino molti anni dopo la morte del creatore dell'opera?
Legga quello che le ho scritto sopra sugli investimenti e la ricerca & sviluppo. Apple certamente non fa lo scounting, è semplicemente una piattaforma distribuitiva, andrà a colpire magari quella parte della casa discografica che si occupava di distribuzione ma non certo potrà sostituire il lavoro di sviluppo del prodotto discografico, ecc.


Regole antiquate, ma che voi editori continuate a difendere a spada tratta. Io ho scelto di cambiare il sistema dall'interno, boiconttando l'acquisto di prodotti di ingegno, ma esiste un sempre più numeroso esercito di insoddisfatti che semplicemente si rifiuta di rispettare queste regole. Dovete davvero trasformare tutti i consumatori in criminali prima di sedervi ad un tavolo e trattare?[/QUOTE]
Se non vuole acquistare un prodotto perchè lo ritiene caro o non qualitativamente all'altezza è liberissimo di farlo, ma credo che molte delle sue perplessità nascano da un'incomprensione dei meccanismi che stanno dietro alla produzione discografica

Allanon
08-10-2004, 16:16
Molti paesi, tra i quali l'Italia, per molti anni hanno considerato la tutela intellettuale superflua, con il risultato che le PMI italiane, e non sto parlando solo di musica ovviamente, sono rimaste in ultima fila come numero di brevetti. In altri Stati, senza citare sempre e solo gli USA, un'intensa lotta alla pirateria e un'adeguata tutela ha portato molte imprese di tecnologia e di marca ad ottenere successi imprenditoriali in tutto il mondo mentre l'Italia è rimasta sempre più indietro. La verità è che la creatività sarà uno dei più forti motori dello sviluppo nei prossimi anni e pertanto la questione della proprietà intellettuale sarà sempre più centrale, i Paesi che non si doteranno di norme e di una seria azione di sostegno ai contenuti intellettuali resteranno indietro e l'Italia rischia grosso.


Controesempio la Cina. Hanno rifiutato persino il brevetto sul viagra tanto per la cronaca, ma mi sembra che si parli piuttosto bene dell'economia cinese.
Conosco già la sua risposta, qualcosa del tipo "anche la Cina si sta adeguando", ma la sua crescita economica sta avvenendo adesso, mente il rispetto dei brevetti internazionali e del copyright è praticamente inesistente. Non escludo che in futuro la Cina adotti una politica diversa, d'altronde è quello che hanno fatto gli USA a suo tempo.

Ma ciò non toglie che la crescita dell'economia Cinese non è avvenuta grazie alla protezione della proprietà intellettuale. A ben vedere il rispetto della proprietà intellettuale avrebbe causato solo danni economici alla nascente economia Cinese.


Ma l'equivoco è un'altro e purtroppo non viene mai percepito nella sua reale portata. Quando acquisto un bene protetto dal diritto d'autore, non divento titolare dei contenuti ma solo del contenitore (supporto e jewel box), ovvero se compro un disco, entro di fatto in possesso di una licenza perpetua per l'utilizzo (e per le eventuali riproduzioni previste dalla eccezioni sulla copia privata) ma non posso, ad esempio, mettermi a stampare copie, o modificarne il contenuto e poi riprodurlo. Il disco acquistato lo può rivendere, lo può distruggere :mad: , può farlo ascoltare ad altri (nei limiti previsti dalle norme sulla publica diffusione). ma non diventa mai proprietario dei diritti sul contenuto.
In fondo anche se compra una Ferrari non diventa proprietario del marchio Ferrari o del design della 308. Non può mettersi a tavolino e produrre una copia della Ferrari e poi metterla in commercio con il marchio Pinco Pallo perchè sarebbe un contraffattore


Lo so bene signor Mazza. Il problema è tutto in quel "farlo ascoltare agli altri", perchè quella che voi chiamate pirateria si riduce assenzialmente ai limiti di quel "farlo ascoltare agli altri".
Chi scambia nelle reti p2p, altro non fa che far ascoltare ad altri il brano, non si arroga certo la paternità del brano. Internet ha fatto cadere alcuni limiti fisici e voi vorreste crearne di artificiali in sostituzione, mi sembra che anche l'invenzione dela TV e delle audiocassette vi abbiano infastidito parecchio in passato, o ricordo male?


Infatti è vero quello che ha scritto parlando di noleggio. Lei ha "in licenza" l'opera, se viola la licenza, commette un illecito che può essere, contrattuale (per esempio sublicenziarlo se non ne ha i diritti) arrivando ad essere anche penale nel caso di riproduzioni illecite o contraffazioni. Ciò è molto ben chiarito di solito nelle licenze dei programmi software, lo è stato meno per le opere musicali o per i video e i libri.


L'analogia col software è perfettamente chiara a tutti gli utenti sig. Mazza, infatti nelle abitazioni private della gente trovera software non licenziato nella maggior parte dei casi, così come accade per la musica. Fino ad ora l'unica cura efficace contro la "pirateria" domestica è stato linux.


Guardi che il significato di copyright non è "diritto di copiare" (right to copy) per i terzi ma è "diritto di copia" ovvero il diritto dell'autore di stabilire come far copiare la propria opera. Si tratta di un diritto esclusivo dell'autore, è il caposaldo della normativa internazionale sul copyright.


Ho scritto "diritto di copia" infatti, e so bene di cosa si tratta, e sappiamo benissimo tutti e due che stiamo parlando di normativa internazionale sul copyright, lei dice che va bene così comè io dico che va cambiata, tutto qua.


Lei riconosce solo un diritto patrimoniale ma la legge riconosce anche un diritto economico che consente all'autore di sopravvivere. Se lei fosse un programmatore e io le dicessi che il software che ha progetto per la mia azienda è meraviglioso e che scriverò su tutti i computer che lo ha progettato lei ma che non le devo dare niente per il suo lavoro lei mi prenderebbe per un pazzo, ma in fondo ho solo fatto il suo ragionamento, le ho riconosciuto solo la paternità dell'opera.


Io sono un programmatore, e vendo il mio lavoro, non le mie "idee geniali". Credo che comunque lei si riferisse alla "mitologica" figura del programmatore geniale che crea qualcosa di completamente innovativo e se la vende a peso d'oro.
Esistono aziende che basano il loro business su linux, e linux protegge l'autore ma non vieta in alcun modo la diffusione dei sorgenti. Il diritto di copia come vede non è l'unico modo per assicurare introiti all'autore.


Ed infatti esiste un'eccezione al diritto esclusivo proprio per le biblioteche, quindi la sua richiesta si è già avverata. L'autore non può opporsi al prestito e alla conservazione di una sua opera in una biblioteca.


E cosè internet se non la più grande biblioteca mai concepita da mente umana?


Perchè solo all'autore scusi ? Quando buona parte dell'investimento economico lo fa qualcun altro. Torniamo all'esempio del programmatore, se io le fornissi tutta la tecnologia, le mettessi a disposizione i migliori laboratori del mondo per consentirle di sviluppare il software, pagassi tutta la produzione in serie del programma, le spese di pubblicità e di marketing per promuovere il programma, la rete di vendita, non dovrei avere nessun diritto ad essere remunerato per tale attività ?


Assolutamente si, ne avrebbe diritto. Infatti mi sono espresso male, ma torniamo comunque all'esempio di sopra: ci sono aziende che investono su linux e ne ricavano guadagni, anche se chi scrive il codice non può in alcun modo impedirne la copia.

So già cosa mi risponderà ora, che esistono le licenze creative-commos e che chi non vuole pagare deve utilizzare prodotti la cui copia non sia protetta da copyright. Su questo mi trova daccordo, io infatti preferisco non utilizzare prodotti che vorrebbero impormi restrizioni che non approvo.


La tassa sul p2p è una bufala grande come una casa e ucciderebbe in particolare proprio gli artisti emerganti e le piccole etichette indipendenti e lo sa perchè ? Perchè inevitabilmente i criteri di ripartizione sarebbero definti su un modello che terrebbe in considerazione i dischi più venduti o più scaricati secondo delle attività a campion. Il risultato sarebbe che i proventi della tassa verrebbero ripartiti sempre e soltanto ai maggiori sucessi di vendita e alle case con la maggiore market share. Gli artisti di nicchia non vedrebbero un centesimo e le etichette minori, magari molto forti in un determinato segmento, mettiamo la musica alternative, ricaverebbero nulla.


Quello che succede oggi con i proventi derivanti da radio e TV. Sbaglio o anche in passato avete osteggiato la diffusione di questi strumenti tecnologici? Non avevate già decretato la morte per fame degli autori?

Rimane poi l'altro discorso: la copia non distrugge il business dei prodotti fisici, perchè chi compra l'originale lo fa per lo più per collezionismo.


Mi sembra che l'offerta di Apple e di altri vadano in questo senso, il nascente mercato online offre prospettive completamente nuove, lo stesso p2p può presentare interessanti opportunità ma non si può pensare che ciò debba trasformarsi in una "copia personale di massa"


Opinione sua.


Legga quello che le ho scritto sopra sugli investimenti e la ricerca & sviluppo. Apple certamente non fa lo scounting, è semplicemente una piattaforma distribuitiva, andrà a colpire magari quella parte della casa discografica che si occupava di distribuzione ma non certo potrà sostituire il lavoro di sviluppo del prodotto discografico, ecc.


Solo perchè al momento non ha voglia di spaventarvi, deve prendere ancorà un pò piede prima di poter affilare le armi. Un domani non sarà Apple a cercare gli autori, saranno magari loro stessi a proporre il loro lavoro attraverso la piattaforma Apple. Tempo al tempo


Se non vuole acquistare un prodotto perchè lo ritiene caro o non qualitativamente all'altezza è liberissimo di farlo, ma credo che molte delle sue perplessità nascano da un'incomprensione dei meccanismi che stanno dietro alla produzione discografica


E esattamente quello che faccio, non acquisto ne scarico nulla. ma queste "incomprenzioni dei meccanismi" riguard una fetta sempre più grande della popolazione mondiale.

Luke
09-10-2004, 18:32
Bravo Allanon, quoto tutto quello che hai detto. Aggiungo che, in fatto di incoraggiamento della musica alternativa non credo proprio che l'attuale modello di business proponga significativi vantaggi rispetto ad un eventuale sistema P2P "flat rate". Non vedo proprio, anzi, come possa svantaggiare gli artisti minori piu' di quanto lo sono attualmente. Le risorse del marketing, della pubblicità e gli accordi con le grandi catene di vendita relativamente al supporto fisico privilegiano piu' che mai gli artisti già famosi, Internet sta cambiando le cose in meglio e il P2P legale ne sarebbe solo un'estensione.

A mio parere il vero motivo del rifiuto dei sistemi P2P deriva dalle considerazioni delle major collegate alla "quota fissa". Anche se economicamente può finanziare un'industria intera (milioni di utenti x 5€ mensili) questa flat rate può limitare un eventuale "sviluppo senza limiti" (leggasi prelievo dalle nostre tasche) del mercato musicale. Punto di vista alquanto miope e limitato perchè l'industria potrebbe intando accaparrarsi questo enorme entroito e contemporaneamente trovare nuovi prodotti, magari fisici (e sarebbe ora) per creare un mercato parallelo: gli appassionati tremano già ora all'idea di barattare, ad esempio, un cofanetto extralusso con dieci file compressi.

Il P2P legale non è una bufala: funzionerebbe e cambierebbe il mercato, per questo è un pericolo, per le major, naturalmente, per gli utenti sarebbe molto vantaggioso. Per questo utenti e major sono su due sponde diverse e non potranno mai andare d'accordo fino a quando le cose resteranno come sono. Considerate anche le recenti mosse legali delle major vedo che ci avviciniamo sempre di piu' ad un conflitto generalizzato.

Luke
09-10-2004, 18:40
Bravo Allanon, quoto tutto quello che hai detto. Aggiungo che, in fatto di incoraggiamento della musica alternativa non credo proprio che l'attuale modello di business proponga significativi vantaggi rispetto ad un eventuale sistema P2P "flat rate". Non vedo proprio, anzi, come possa svantaggiare gli artisti minori piu' di quanto lo sono attualmente. Le risorse del marketing, della pubblicità e gli accordi con le grandi catene di vendita relativamente al supporto fisico privilegiano piu' che mai gli artisti già famosi, Internet sta cambiando le cose in meglio e il P2P legale ne sarebbe solo un'estensione.

A mio parere il vero motivo del rifiuto dei sistemi P2P deriva dalle considerazioni delle major collegate alla "quota fissa". Anche se economicamente può finanziare un'industria intera (milioni di utenti x 5€ mensili) questa flat rate può limitare un eventuale "sviluppo senza limiti" (leggasi prelievo dalle nostre tasche) del mercato musicale. Punto di vista alquanto miope e limitato perchè l'industria potrebbe intando accaparrarsi questo enorme entroito e contemporaneamente trovare nuovi prodotti, magari fisici (e sarebbe ora) per creare un mercato parallelo: gli appassionati tremano già ora all'idea di barattare, ad esempio, un cofanetto extralusso con dieci file compressi.

Il P2P legale non è una bufala: funzionerebbe e cambierebbe il mercato, per questo è un pericolo, per le major, naturalmente, per gli utenti sarebbe molto vantaggioso. Per questo utenti e major sono su due sponde diverse e non potranno mai andare d'accordo fino a quando le cose resteranno come sono. Considerate anche le recenti mosse legali delle major vedo che ci avviciniamo sempre di piu' ad un conflitto generalizzato.


Lo so bene signor Mazza. Il problema è tutto in quel "farlo ascoltare agli altri", perchè quella che voi chiamate pirateria si riduce assenzialmente ai limiti di quel "farlo ascoltare agli altri".
Chi scambia nelle reti p2p, altro non fa che far ascoltare ad altri il brano, non si arroga certo la paternità del brano. Internet ha fatto cadere alcuni limiti fisici e voi vorreste crearne di artificiali in sostituzione, mi sembra che anche l'invenzione dela TV e delle audiocassette vi abbiano infastidito parecchio in passato, o ricordo male?



L'analogia col software è perfettamente chiara a tutti gli utenti sig. Mazza, infatti nelle abitazioni private della gente trovera software non licenziato nella maggior parte dei casi, così come accade per la musica. Fino ad ora l'unica cura efficace contro la "pirateria" domestica è stato linux.



Ho scritto "diritto di copia" infatti, e so bene di cosa si tratta, e sappiamo benissimo tutti e due che stiamo parlando di normativa internazionale sul copyright, lei dice che va bene così comè io dico che va cambiata, tutto qua.



Io sono un programmatore, e vendo il mio lavoro, non le mie "idee geniali". Credo che comunque lei si riferisse alla "mitologica" figura del programmatore geniale che crea qualcosa di completamente innovativo e se la vende a peso d'oro.
Esistono aziende che basano il loro business su linux, e linux protegge l'autore ma non vieta in alcun modo la diffusione dei sorgenti. Il diritto di copia come vede non è l'unico modo per assicurare introiti all'autore.



E cosè internet se non la più grande biblioteca mai concepita da mente umana?



Assolutamente si, ne avrebbe diritto. Infatti mi sono espresso male, ma torniamo comunque all'esempio di sopra: ci sono aziende che investono su linux e ne ricavano guadagni, anche se chi scrive il codice non può in alcun modo impedirne la copia.

So già cosa mi risponderà ora, che esistono le licenze creative-commos e che chi non vuole pagare deve utilizzare prodotti la cui copia non sia protetta da copyright. Su questo mi trova daccordo, io infatti preferisco non utilizzare prodotti che vorrebbero impormi restrizioni che non approvo.



Quello che succede oggi con i proventi derivanti da radio e TV. Sbaglio o anche in passato avete osteggiato la diffusione di questi strumenti tecnologici? Non avevate già decretato la morte per fame degli autori?

Rimane poi l'altro discorso: la copia non distrugge il business dei prodotti fisici, perchè chi compra l'originale lo fa per lo più per collezionismo.



Opinione sua.



Solo perchè al momento non ha voglia di spaventarvi, deve prendere ancorà un pò piede prima di poter affilare le armi. Un domani non sarà Apple a cercare gli autori, saranno magari loro stessi a proporre il loro lavoro attraverso la piattaforma Apple. Tempo al tempo



E esattamente quello che faccio, non acquisto ne scarico nulla. ma queste "incomprenzioni dei meccanismi" riguard una fetta sempre più grande della popolazione mondiale.[/QUOTE]

Luke
09-10-2004, 19:56
Bravo Allanon, quoto tutto quello che hai detto. Aggiungo che, in fatto di incoraggiamento della musica alternativa non credo proprio che l'attuale modello di business proponga significativi vantaggi rispetto ad un eventuale sistema P2P "flat rate". Non vedo proprio, anzi, come possa svantaggiare gli artisti minori piu' di quanto lo sono attualmente. Le risorse del marketing, della pubblicità e gli accordi con le grandi catene di vendita relativamente al supporto fisico privilegiano piu' che mai gli artisti già famosi, Internet sta cambiando le cose in meglio e il P2P legale ne sarebbe solo un'estensione.

A mio parere il vero motivo del rifiuto dei sistemi P2P deriva dalle considerazioni delle major collegate alla "quota fissa". Anche se economicamente può finanziare un'industria intera (milioni di utenti x 5€ mensili) questa flat rate può limitare un eventuale "sviluppo senza limiti" (leggasi prelievo dalle nostre tasche) del mercato musicale. Punto di vista alquanto miope e limitato perchè l'industria potrebbe intando accaparrarsi questo enorme entroito e contemporaneamente trovare nuovi prodotti, magari fisici (e sarebbe ora) per creare un mercato parallelo: gli appassionati tremano già ora all'idea di barattare, ad esempio, un cofanetto extralusso con dieci file compressi.

Il P2P legale non è una bufala: funzionerebbe e cambierebbe il mercato, per questo è un pericolo, per le major, naturalmente, per gli utenti sarebbe molto vantaggioso. Per questo utenti e major sono su due sponde diverse e non potranno mai andare d'accordo fino a quando le cose resteranno come sono. Considerate anche le recenti mosse legali delle major vedo che ci avviciniamo sempre di piu' ad un conflitto generalizzato.

Ekleptical
09-10-2004, 21:08
Perchè solo all'autore scusi ? Quando buona parte dell'investimento economico lo fa qualcun altro. Torniamo all'esempio del programmatore, se io le fornissi tutta la tecnologia, le mettessi a disposizione i migliori laboratori del mondo per consentirle di sviluppare il software, pagassi tutta la produzione in serie del programma, le spese di pubblicità e di marketing per promuovere il programma, la rete di vendita, non dovrei avere nessun diritto ad essere remunerato per tale attività ?

Senz'altro. Però sa cosa mi è venuto in mente, leggendo queste parole? Che l'industria (in senso stretto) musicale si trova a danzare su di un lago ghiacciato che si asottiglia sempre di più.

Mi spiego meglio, delle attività che lei proprone, mi sembra che si salverà solo la promozione/marketing/pubblicità, che sarà sempre indispensabile. Concordo in pieno in questo con le etichette musicali: senza promozione non si va da nessuna parte. Il passaparola sul p2p è inesistente e da sempre strettamente legato alla promozione tradizionale, dai video alle riviste musicali. Il celebre "pezzo consigliato da un amico" che si scarica e piace, in realtà viene sempre da un'origine "promozionale", normalmente perchè si è letta una recensione interessante su di una rivista.

Le altre attività mi sembrano in serio pericolo, invece.

La distribuzione, nel caso di shop digitali tipo iTunes o OD2, scompare del tutto. La fa il negozio in toto. (Peraltro sarei curioso di vedere cosa succederebbe se si iniziassero a vendere i brani encodati a 24bit-96Khz, cosa che i codec moderni permettono di fare; a quel punto si avrebe un brano online di qualità praticamente superiore al CD; i costi distributivi varierebbero in modo irrisorio).

I "migliori laboratori", che presumo stiano per studi di registrazione et similia, sono anch'essi sotto il tiro tecnologico. Ora come ora già si iniziano a vedere (da un po' di tempo) musicisti (soprattutto elettronici, ma non solo) che fanno tutto in casa e se ne vanno magari in giro per concerti senza strumentazione, a parte una tastiera muta e un portatilino. In futuro le cose sono destinate solo a migliorare per l'artista. Fra 10 anni, seguendo le traiettorie tecnologiche attuali, il comune portatile avrà un processore dual core (che quindi sono 2 processori in parallelo) da una 10ina di GHZ, se non molto di più. Una potenza di calcolo simile permetterà di fare letteralmente TUTTO quello che si fa in uno studio superprofessionale, comodamente in casa o in giro per il mondo. Con sintetizzatori, effetti e mixaggi virtuali non serve altro. E anche i prezzi dell'hardware audio professionale sono in crollo libero. Con una spesa dell'equivalente attuale di poche migliaia di euro, aggiungendo al computer una console di controllo USB tipo la Tascam US-2400 e qualche manopola di controllo tipo il Doepfer Pocket o gli Evolution UC-32, ci si potrà permettere tutto il necessario (in verità, volendo si può fare GIA' ORA, figuriamoci fra 10 anni!).
A quel punto cosa avranno da offrire le case discografiche? L'esperienza del produttore, senz'altro, ma rischia di diventare sempre più un "battitore libero", un artista di supporto e sempre meno un "consulente" della casa discografica. Nel quadro generale che si profila mi sembra sempre più probabile che lavori in proprio, saltando del tutto la casa discografica (e guadagnando molto di più), tanto di fondi per produrre non ne avrà più bisogno.

Direi che, nel quadro generale, ci sarà sempre meno gente impiegata in modo indiretto sulla produzione artistica, quindi, diminuendo il numero di "bocche da sfamare", in un mercato normale, i prezzi dovrebbero via via scendere...

Però mi sembra che più che di una casa discografica, il musicista del futuro avrà solo bisogno di una buona agenzia di PR specializzata in entertainment! Lei che dice?


La tassa sul p2p è una bufala grande come una casa e ucciderebbe in particolare proprio gli artisti emerganti e le piccole etichette indipendenti e lo sa perchè ? Perchè inevitabilmente i criteri di ripartizione sarebbero definti su un modello che terrebbe in considerazione i dischi più venduti o più scaricati secondo delle attività a campion.

Questo non è corretto. In ambito informatico, con un sistema adeguato semplice, si può conoscere sempre ed in perfetta esattezza quanti e quali brani sono stati scaricati. Non c'è biosgno di nessuna rilevazione a campione.

Nettuno
11-10-2004, 10:10
Aggiungerei un "70 anni dalla morte dell'autore sono troppi".
Probabilmente neanche l'autore ha potuto sfruttare cosi' a lungo i diritti sulle proprie opere.

C'e' poi una frase del dottor Mazza:
Perchè solo all'autore scusi ? Quando buona parte dell'investimento economico lo fa qualcun altro. Torniamo all'esempio del programmatore, se io le fornissi tutta la tecnologia, le mettessi a disposizione i migliori laboratori del mondo per consentirle di sviluppare il software, pagassi tutta la produzione in serie del programma, le spese di pubblicità e di marketing per promuovere il programma, la rete di vendita, non dovrei avere nessun diritto ad essere remunerato per tale attività ?

Questo discorso, sebbene in modi e tempi diversi, fu affrontato anche dal dall'autore del Capitale. L'obiezione che ora, come allora, si puo' muovere contro questo discorso e' che senza gli autori le case discografiche non avrebbero ragione di esistere.
Mettere le mani avanti in questo modo, invece, mi da l'impressione gli editori, in virtu' di una maggiore quantita' di manodopera e danaro messi in gioco, vantino piu' diritti rispetto al creatore dell'opera pubblicata.
Purtroppo per l'editore, quale che sia, nel momento in cui l'autore decide di usare i propri neuroni per qualcosa di diverso dal creare una nuova opera, ma ad esempio: come distribuirla senza rimetterci piu' di 3/4 dei proventi, ecco che l'editore prende la sua bellissima e scintillante struttura e se la mette in cassa integrazione :D

>N<

Mr. Mojo Risin'
11-10-2004, 11:29
[QUOTE=Ekleptical]
Mi spiego meglio, delle attività che lei proprone, mi sembra che si salverà solo la promozione/marketing/pubblicità,/QUOTE]

un intervento chiaro,interessante e condivisibile il tuo...solo questa triade è un po' imprecisa messa così sempra mettere sullo stesso piano marketing, promozione e pubblicità...quando sappiamo che sono cose diverse, che il marketing è qualcosa di molto più che legato alla promozione (il marketing mix comprende tra l'altro la distribuzione di cui tu parli poi) e che la pubblicità è una parte della promozione (quindi è inglobata nel termine) e non un sinonimo...

per il resto post molto istruttivo

Enzo Mazza
11-10-2004, 15:48
Mi spiego meglio, delle attività che lei proprone, mi sembra che si salverà solo la promozione/marketing/pubblicità, che sarà sempre indispensabile. Concordo in pieno in questo con le etichette musicali: senza promozione non si va da nessuna parte. Il passaparola sul p2p è inesistente e da sempre strettamente legato alla promozione tradizionale, dai video alle riviste musicali. Il celebre "pezzo consigliato da un amico" che si scarica e piace, in realtà viene sempre da un'origine "promozionale", normalmente perchè si è letta una recensione interessante su di una rivista.
Come ben sa è però la parte in assoluta più costosa, qualcuno tempo fa scriveva che con internet si sarebbero ridotti i costi per farsi conoscere, oggi una buona azione di marketing sul web ha costi inavvicinabili già per molte etichette


Le altre attività mi sembrano in serio pericolo, invece.

La distribuzione, nel caso di shop digitali tipo iTunes o OD2, scompare del tutto. La fa il negozio in toto. (Peraltro sarei curioso di vedere cosa succederebbe se si iniziassero a vendere i brani encodati a 24bit-96Khz, cosa che i codec moderni permettono di fare; a quel punto si avrebe un brano online di qualità praticamente superiore al CD; i costi distributivi varierebbero in modo irrisorio).
Questo l'ho già scritto anch'io e sono d'accordo.


I "migliori laboratori", che presumo stiano per studi di registrazione et similia, sono anch'essi sotto il tiro tecnologico.
No, io parlo dell'attività di ricerca & sviluppo, ovvero della vera attività di ricerca creativa che può essere svolta solo da coloro che lo fanno professionalmente. Non c'entra nulla lo studio di registrazione, quallo è uno degli ultimi passi.


A quel punto cosa avranno da offrire le case discografiche? L'esperienza del produttore, senz'altro, ma rischia di diventare sempre più un "battitore libero", un artista di supporto e sempre meno un "consulente" della casa discografica. Nel quadro generale che si profila mi sembra sempre più probabile che lavori in proprio, saltando del tutto la casa discografica (e guadagnando molto di più), tanto di fondi per produrre non ne avrà più bisogno.
L'artista che ci ha provato è tornato indietro e chi ha fatto bene il suo lavoro di fatto oggi possiede un 'etichetta discografica e fa il discografico, Fra gli associati FIMI vi sono etichette di artisti che investono sul altri giovani artisti e sono oggi case discografiche indipendenti a tutti gli effetti.


Direi che, nel quadro generale, ci sarà sempre meno gente impiegata in modo indiretto sulla produzione artistica, quindi, diminuendo il numero di "bocche da sfamare", in un mercato normale, i prezzi dovrebbero via via scendere...

Però mi sembra che più che di una casa discografica, il musicista del futuro avrà solo bisogno di una buona agenzia di PR specializzata in entertainment! Lei che dice?
Avrà bisogno di un servizio a 360° gradi che segua tutte le sua attività principali, quindi non solo discografiche, e quindi avrà bisogno di un'impresa strutturata.




Questo non è corretto. In ambito informatico, con un sistema adeguato semplice, si può conoscere sempre ed in perfetta esattezza quanti e quali brani sono stati scaricati. Non c'è biosgno di nessuna rilevazione a campione.[/QUOTE]
Lo dicevano anche quelli dell'auditel

Mr. Mojo Risin'
13-10-2004, 11:00
Lo dicevano anche quelli dell'auditel

e infatti se il DT ( :( :eek: ) si diffonderà non ci sarà bisogno di rilevamenti a campione (violazioni privacy a parte)...il problema e il poter comunicare da parte dell'utente (upload)...ovviamente con una normale televisione questo è impossibile (necessità :confused: dell'auditel)...ma se l'upload è possibile i problemi di sopra non ci sono (ovviamente stando attenti, con un sistema adeguato, a non violare la 196/2003)

Allanon
15-10-2004, 14:27
Non mi meraviglio del ritardo che ha nel rispondermi dott. Mazza, visto che essendo l'unico interlecutore della "controparte" presente su questo forum viene spesso richiesta la sua opinione sui più svariati argomenti. Per quanto raramente mi trovi d'accordo con le suo opinioni infatti, apprezzo la sua disponibilità.

Tuttavia mi permetto di aggiungere ancora qualcosa al post precedente.

Mi sembra di aver chiarito quale sia il mio pensiero riguardo alle leggi vigenti sul copyright e di come, a parer mio , dovrebbero essere adattate alle mutate esigenze del mercato.

Non abbiamo però parlato a sufficienza di quale sia la sua visione futura del mercato. Sepre per fare il punto della situazione:

A parer suo (e delle major in generale) l'unico modo per assicurare introiti agli autori è consentire loro di conservare il diritto esclusivo di autorizzare alla copia.

Tutto questo può essere ottenuto solo tramite un utilizzo massiccio di DRM che limitino l'utilizzo che si può fare di un file (il famoso "affito" di cui abbiamo parlato, con regole contenute nel file stesso).

Dato che storicamente ogni protezione è stata prima o poi aggirata (non esiste codice inviolabile in generale, ma questo è vero soprattutto per DRM dato che l'utente è già in possesso delle chiavi di decodifica), l'unico modo per assicurare l'inviolabilità di un DRM è sancire per legge il divieto di modifica dell'hardware e la produzione di hardware non conforme ai DRM.

Tutto questo è inammissibile in una società tecnologicamente avanzata per alcune semplici regole di buon senso. Mi spiego meglio: un domani ogni nostro accessorio conterrà un programma di qualche tipo, a partire dal telefonino (se si chiamerà ancora così) per finire al frigorifero di casa. Cosa accadrebbe se il produttore del frigherifero potesse dettare regole sul suo funzionamento anche dopo l'acquisto da parte dell'utente? Cosa accadrebbe se detto produttore potesse proibire l'utilizzo del suo frigorifero in certe condizioni?

Immagini un frigo che rifiuta di raffreddare una marca di latte non certificata, magari adducendo il motivo che tutte le marche non certificate possono nuocere alla salute dell'utente. Inammissibile!

Eppure in base al suo ragionamento il produttore potrebbe farlo, dato che l'utente è padrone del frigo, ma non del programma contenuto in esso (per il programma ha stipulato il famoso contratto di "affitto"). Il cliente a quel punto non è autorizzato a cambiare il programma, ne è autorizzato a smontare il frigo per istallare un programma alternativo. Le sue uniche alternative sono cambiare latte o cambiare il frigo.

Cosa accadrebbe se accettassimo passivamente queste regole in una società tecnologica come la nostra?

Non parlo di un film di fantascenza, i semi di questa futura società sono tutti visibili all'interno di quella attuale. Questo è il principale motivo per cui la legge sul copiright deve cambiare.

Enzo Mazza
15-10-2004, 16:16
posso solo dirle che confonde le cose. Il produttore del frigo ha i diritti sul brevetto, cosa c'entrano i prodotti contenuti nel frigo ?

Allanon
15-10-2004, 16:54
posso solo dirle che confonde le cose. Il produttore del frigo ha i diritti sul brevetto, cosa c'entrano i prodotti contenuti nel frigo ?
Un pò riduttiva come risposta, cmq non parlavo del brevetto sul frigo, ma del copyright sul programma contenuto nel frigo, anche quello presumibilmente di proprietà del produttore, senza il quale il frigo non è che un ammasso di ferraglia inutile.

Enzo Mazza
15-10-2004, 17:33
ed infatti il programma è protetto, non vedo il problema.
Cosa c'entra la protezione del programma con il fatto che il frigo non accetti il latte di una determinata marca ?

Allanon
15-10-2004, 18:28
ed infatti il programma è protetto, non vedo il problema.
Cosa c'entra la protezione del programma con il fatto che il frigo non accetti il latte di una determinata marca ?

Dvd jon ha aggirato un progamma (DRM nella fattispecie) per usufruire di un bene acquistato (DVD nella fattispecie) sotto linux. Mi sembra che non abbiate accolto con molto favore la sentenza relativa al caso, o sbaglio?

Similmente lei ritiene illeggittimo modificare il programma dell'ipotetico frigorifero per fargli accettare un'altra marca di latte, o mi sbaglio?

Nettuno
15-10-2004, 19:36
ed infatti il programma è protetto, non vedo il problema.
Cosa c'entra la protezione del programma con il fatto che il frigo non accetti il latte di una determinata marca ?

D'accordo, l'esempio del frigorifero non e' calzante, dato che le leggi della fisica non possono essere alterate a piacimento: il frigorifero puo' raffreddare o non raffreddare, non puo' tenere in caldo una zona e al fresco un altra.

Sony, noto produttore di apparecchi per la riproduzione musicale e' anche una grande casa discografica.
Domani tutti gli apparecchi SONY o che da SONY hanno presoo i componenti per essere assemblati, bloccano l'ascolto di brani non pubblicati da "sony record", o di determinati autori.
Commercialmente parlando e' un suicidio, perche' dopo uno scherzo del genere, prima che qualcuno acquisti ancora un prodotto Sony, passeranno anni e mesi, ma tecnicamente parlando e' fattibile se l'apparecchio e' connesso a rete (e grazie a IPv6 lo sara') e giocoforza scaricare gli aggiornamenti del firmware.

Gia' adesso i produttori di determinati tipi di apparecchi mettono le mani avanti "Vietando" sic et simpliciter la modifica dell'hardware adducendo motivi piu' o meno fantasiosi.

Bene: il massimo che possono fare e' dichiarare nulla la garanzia, tutto il resto non ha alcun valore legale. Se io ho il mio bel T610 ericsson e decido che il firmware con cui e' equipaggiato non va bene, posso sostituirlo senza rimpianti. Se poi grazie a quel firmware il provider telefonico mi impediva di montare altre sim-card diverse dalle sue... (e questo gia' avviene) il problema non e' mio... se non per la garanzia che e' decaduta.

Il motivo e' semplice:
mentre un brano musicale appartiene sempre al suo autore, un telefonino (ma anche un tostapane, un televisore, un frigorifero... ecc...) appartiene solo al suo possessore, il quale, fino a prova contraria, puo' goderne in modo pieno ed esclusivo.
Si chiama diritto di proprieta'.
Il cosiddetto "divieto di modifica dell'hardware" non potra' mai esistere in questa forma fintanto che il diritto di proprieta' mantiene la sua.
La vendita a quel punto deve diventare "altro"... ad es: usufrutto, o prestito, o qualsiasi altro contratto che non conferisca al possessore del bene in questione il diritto di proprieta'.
Contratto che, se violato, avra' gli effetti che le parti hanno stabilito all'atto della sottoscrizione.

Concludendo: se scopro che il mio frigorifero si rifiuta di raffreddare una certa marca di latte, o il mio lettore audio nuovo fiammante non esegue correttamente tutti i brani del mio cantante preferito lo riporto in negozio e lo sostituisco con uno di un'altra marca.

Se il lettore di cui sopra, di cui ho acquistato "solo" il diritto di utilizzo mi fa lo stesso scherzo provo a riportarlo in negozio solo per scoprire che quel cantante ha litigato col discografico che, tra le altre cose, e' azionista di maggioranza dell'azienda che produce il lettore... e probabilmente nel contratto che ho firmato al momento dell'acquisto... cioe' al momento di ricevere l'apparecchio, era prevista questa fattispecie sicche' me la piglio in quel posto e devo pure esserne contento.

Allanon
18-10-2004, 09:57
D'accordo, l'esempio del frigorifero non e' calzante, dato che le leggi della fisica non possono essere alterate a piacimento: il frigorifero puo' raffreddare o non raffreddare, non puo' tenere in caldo una zona e al fresco un altra.


L'esempio del frigo è tuttaltro che fantascentifico. Tramite la tecnologia RFID potremmo trovarci a fronteggiare problemi del genere a breve. Forse il mio esempio è un po esasperato, ma potrebero esserci imposizioni più sottili da parte dei produttori.

Immagina una casa con una rete wireless ed un frigo che vi si allaccia senza avere nemmeno la necessità di collegare un cavo. Immagina che detto frigo sia abilitato a leggere i codici dei prodotti al suo interno. In teoria potrebbe essere molto comodo, per esempio il frigo potrebbe creare una lista della spesa in base a cosa manca al suo interno (magari intrecciando i dati con quelli provenienti dalla dispenza). Io mi alzo il sabato mattina, ed invece di sobbarcarmi interminabili file ai supermercati inoltro l'ordine presente sul PC di casa mia, tutto molto comodo, non ti pare?

Immagina però che per default detto frigo abbia alcune marche di prodotti preferenziali. Per tornare all'esempio del latte, immagina che per default lui scriva nella lista che manca la marca di latte X. Ovvio, io posso variare prodotto per prodotto prima di inviare l'ordine, ma si sa che l'abitudine è una brutta cosa, e la maggior parte dei conumatori tenderà ad inviare la lista inalterata.

Che spazio ci sarebbe per la marca Y di latte che vuole affacciarsi sul mercato? Poco o nulla, oltre a fare concorrenza con qualità e prezzo dovrebbe vincere l'abitudine dei consumatori. Certo potrebbe allearsi con altre marche di frigoriferi per facilitare il suo lancio sul mercato, ma tutti i frigoriferi prodotti fino a quel momento darebbero un enorme vantaggio alla marca X, probabilmente trasformandola in monopolista di fatto.

Cosa può meterci al riparo da questo rischio? Semplice, se il software del frigorifero è rilasciato sotto GPL ci sarà sempre qualcuno disposto a rilasciare un firmware alternativo all'originale, magari con marche di default più convenienti o meglio ancora scelte dal consumatore stesso.


Sony, noto produttore di apparecchi per la riproduzione musicale e' anche una grande casa discografica.
Domani tutti gli apparecchi SONY o che da SONY hanno presoo i componenti per essere assemblati, bloccano l'ascolto di brani non pubblicati da "sony record", o di determinati autori.
Commercialmente parlando e' un suicidio, perche' dopo uno scherzo del genere, prima che qualcuno acquisti ancora un prodotto Sony, passeranno anni e mesi, ma tecnicamente parlando e' fattibile se l'apparecchio e' connesso a rete (e grazie a IPv6 lo sara') e giocoforza scaricare gli aggiornamenti del firmware.

Gia' adesso i produttori di determinati tipi di apparecchi mettono le mani avanti "Vietando" sic et simpliciter la modifica dell'hardware adducendo motivi piu' o meno fantasiosi.

Bene: il massimo che possono fare e' dichiarare nulla la garanzia, tutto il resto non ha alcun valore legale. Se io ho il mio bel T610 ericsson e decido che il firmware con cui e' equipaggiato non va bene, posso sostituirlo senza rimpianti. Se poi grazie a quel firmware il provider telefonico mi impediva di montare altre sim-card diverse dalle sue... (e questo gia' avviene) il problema non e' mio... se non per la garanzia che e' decaduta.

Il motivo e' semplice:
mentre un brano musicale appartiene sempre al suo autore, un telefonino (ma anche un tostapane, un televisore, un frigorifero... ecc...) appartiene solo al suo possessore, il quale, fino a prova contraria, puo' goderne in modo pieno ed esclusivo.
Si chiama diritto di proprieta'.
Il cosiddetto "divieto di modifica dell'hardware" non potra' mai esistere in questa forma fintanto che il diritto di proprieta' mantiene la sua.
La vendita a quel punto deve diventare "altro"... ad es: usufrutto, o prestito, o qualsiasi altro contratto che non conferisca al possessore del bene in questione il diritto di proprieta'.
Contratto che, se violato, avra' gli effetti che le parti hanno stabilito all'atto della sottoscrizione.

Concludendo: se scopro che il mio frigorifero si rifiuta di raffreddare una certa marca di latte, o il mio lettore audio nuovo fiammante non esegue correttamente tutti i brani del mio cantante preferito lo riporto in negozio e lo sostituisco con uno di un'altra marca.

Se il lettore di cui sopra, di cui ho acquistato "solo" il diritto di utilizzo mi fa lo stesso scherzo provo a riportarlo in negozio solo per scoprire che quel cantante ha litigato col discografico che, tra le altre cose, e' azionista di maggioranza dell'azienda che produce il lettore... e probabilmente nel contratto che ho firmato al momento dell'acquisto... cioe' al momento di ricevere l'apparecchio, era prevista questa fattispecie sicche' me la piglio in quel posto e devo pure esserne contento.

Magari il problema fosse limitato a musica e film, la cosa mi farebbe arrabbiare, ma in fondo posso farne a meno. Il "not induce act" invece spaventa proprio perchè potrebbe toccare campi che nulla hanno a che vedere con la musica, vietare reverse engine e modifica hardware col pretesto di proteggere i prodotti d'ingegno può portarci ad una società più spaventosa di quella paventata da Orwel.

Enzo Mazza
18-10-2004, 10:08
D'accordo, l'esempio del frigorifero non e' calzante, dato che le leggi della fisica non possono essere alterate a piacimento: il frigorifero puo' raffreddare o non raffreddare, non puo' tenere in caldo una zona e al fresco un altra.

Sony, noto produttore di apparecchi per la riproduzione musicale e' anche una grande casa discografica.
Domani tutti gli apparecchi SONY o che da SONY hanno presoo i componenti per essere assemblati, bloccano l'ascolto di brani non pubblicati da "sony record", o di determinati autori.
Commercialmente parlando e' un suicidio, perche' dopo uno scherzo del genere, prima che qualcuno acquisti ancora un prodotto Sony, passeranno anni e mesi, ma tecnicamente parlando e' fattibile se l'apparecchio e' connesso a rete (e grazie a IPv6 lo sara') e giocoforza scaricare gli aggiornamenti del firmware.
Mi sembra che si vada in senso opposto, sia con la recente notizia di Sony

http://punto-informatico.it/p.asp?i=49727

Per quanto ci riguarda come industria stiamo premendo perchè tutte le piattaforme e i produttori di hardware creino standard aperti che consentano, così come avvenuto per il cd di leggere i file scaricati su tutti i lettori.

Allanon
18-10-2004, 13:47
Mi sembra che si vada in senso opposto, sia con la recente notizia di Sony

http://punto-informatico.it/p.asp?i=49727


http://punto-informatico.it/p.asp?i=49213 ossia come usare la proprietà intellettuale su un algoritmo per impedire l'ingresso di altri gruppi industriali nel proprio settore.



Per quanto ci riguarda come industria stiamo premendo perchè tutte le piattaforme e i produttori di hardware creino standard aperti che consentano, così come avvenuto per il cd di leggere i file scaricati su tutti i lettori.


Vada per lo standard, ma chiamarlo aperto mi sembra risibile. Nessun DRM può avere uno standard aperto, dato che il vostro scopo è proprio evitare che l'utente finale possa "aprire" e modificare le regole che avete legato al file.

Ripeto, questo può essere ottenuto solo con l'appoggio delle case costruttrici dell'ardware e di una legislazione mirata a rendere illegale la modifica dell'hardware.

Questo tipo di legislazione tuttavia sarebbe un assurdità, oggi si tratta solo di un lettore mp3, domani rischiamo di non poter più decidere liberamente sul nostro frigorifero, cellulare, lavastoviglie, automobile, pc e chi sa cos'altro.
Questo tipo di legislazione ucciderebbe ogni forma di libero mercato, imponendo oligopoli inattaccabili ai consumatori.

Per quanto ci si possa ricamare sopra DRM è un programma, ed io non posso accettare che esista un programma di cui, per legge, non si può fare il reverse-engine.

Enzo Mazza
18-10-2004, 14:32
Un sistema di DRM adottato come standard globale non è un'utopia ma una necessità se si vuole che questo mercato decolli. Poi magari sul mercato si affermerà invece un standard senza protezione ma solo con i dati relativi ai DR (che non è una tecnologia che va oltre la semplice protezione fisica), ok vorrà dire che è ciò che il mercato richiede.

PlastikRevolution
18-10-2004, 15:23
Un sistema di DRM adottato come standard globale non è un'utopia ma una necessità se si vuole che questo mercato decolli. Poi magari sul mercato si affermerà invece un standard senza protezione ma solo con i dati relativi ai DR (che non è una tecnologia che va oltre la semplice protezione fisica), ok vorrà dire che è ciò che il mercato richiede.

I DR si possono già mettere negli mp3... basta il codice UPC/EAN...

serve fare lo sbaglio di forzare il DRM per poi accorgersi che il mercato richiede musica senza DRM?

Il mercato siamo noi che scriviamo qui... e mi sembra che siamo tutti concordi su quello che noi (mercato) vogliamo...

bah :rolleyes:

Allanon
18-10-2004, 17:05
Un sistema di DRM adottato come standard globale non è un'utopia ma una necessità se si vuole che questo mercato decolli. Poi magari sul mercato si affermerà invece un standard senza protezione ma solo con i dati relativi ai DR (che non è una tecnologia che va oltre la semplice protezione fisica), ok vorrà dire che è ciò che il mercato richiede.

Per la serie "noi ci proviamo a imbrogliare voi utenti, poi, se propro non ci riesce torniamo indietro".

Io, da parte mia, continuerò a tenere informati parenti, conoscenti, amici virtuali e non di quanto sia pericoloso il DRM, ed a giudicare dai post non sto buttando fiato al vento, ne io, ne qualche altro milione di persone.

Enzo Mazza
18-10-2004, 18:01
magari i 150 milioni che hanno scaricato da Itunes senza tante menate

Allanon
18-10-2004, 18:46
magari i 150 milioni che hanno scaricato da Itunes senza tante menate

DRM facili da aggirare come ho già avuto modo di specificare prima in questa discussione, è questo soprattutto ad aver decretato il loro successo. Sicuramente chi come Eleptikal si è perso una barca di soldi per ritrovarsi con un pugno di mosche non è rimasto molto soddisfatto del servizio, e non tornerà a spendere così a cuor leggero prima di essersi assicurato di poter aggirare i vincoli sui brani già acquistati.

Cmq a parer mio quando le discussioni si riducono a frasi che suonano come un "vedremo chi vince" diventano un perdita di tempo, e la nostra discussione ormai si è ridotta a questo. Devo costatare però che, secondo me, lei ha volutamente evitato di replicare su argomenti molto scottanti:

- La crescita economica di paesi come la Cina che hanno una bassissima protezione del copyright.

- La possibilità di creare con il p2p un media simile a radio e TV tramite un canone.

- Il successo economico, per ora limitato al software, di licenze che non riservano il diritto di copia per l'autore.

- L'analogia fra internet e le biblioteche, che si sono rivelate nei secoli un insostituibile strumento per la crescita della cultura e quindi dell'economia.

- I risvolti pericolosi per la privacy e la libera concorrenza che un applicazione massiccia del DRM potrebbe avere.

Mi rendo conto invece che ultimamente i nostri post (anche i miei in verità) sono diventati rimbecchi infantili. Se le nostre posizioni su questi argomenti sono talmente distanti da impedire un colloquio costruttivo direi che sarebbe opportuno trovare altro di cui parlare.

Mr. Mojo Risin'
18-10-2004, 20:38
magari i 150 milioni che hanno scaricato da Itunes senza tante menate
non credo, e penso che qualunque persona che faccia dell'onestà intellettuale un proprio baluardo sia d'accordo, che si possa dire che i 150 milioni di persone che hanno scaricato da Itunes, l'hanno fatto perchè c'è il drm...piuttosto sarebbe corretto dire che l'hanno fatto nonostante questo (del resto quello di itunes è uno dei drm più blandi in circolazioni, aldilà del "craccabile" o meno)

Xoth
19-10-2004, 06:37
magari i 150 milioni che hanno scaricato da Itunes senza tante menate


Humm... partiamo dal presupposto che molto probabilmente i brani di Itunes sono presenti in forma illegale in diverse versioni sulle reti P2P e che quindi chi vuole fare il furbo se li procura gratis da questa fonte.

A questo punto sarebbe allora corretto chiedersi: quanti avrebbero comprato da Itunes se non ci fosse stato il DRM?

Visto che il DRM limita (seppur poco quello di Apple, tant'e' che sta subendo pressioni per renderlo piu' restrittivo) e' evidente che ai 150 di sopra va bene la versione limitata, ma dubito che una versione senza DRM (mp3, Ape, ogg o quello che e') non gli sarebbe piaciuta (al limtie l'avrebbero usata allo stesso modo), per cui questi avrebbero comprato lo stesso...

A questi vanno poi aggiunti quelli (un numoro imprecisato n>=0) che non hanno comprato da Itunes proprio per la presenza del DRM.

La matematica ci dice quindi che in caso di assenza del DRM gli acquirenti sarebbero stati

150.000.000 + n >= 150.000.000

Per cui nella peggiore delle ipotesi gli acquirenti sarebbro rimasti uguali, nelle altre sarebbero aumentati.

X chi vuole "fare il furbo" e rimettere in condivisione nelle reti P"P quello che ha scaricato da Itunes (o rossoalice o quello che sara') aggiungendo, direi inutilmente, 1 nuova versione di quel brano a quelle gia' presenti (e magari pure di minore qualita') puo' farlo senza troppi probelmi, proprio per la debolezza di questi sistemi anticopia, per cui la differenza con la versione senza DRM in questo caso sarebbe minima.

Ricapitolando

"Lo voglio gratis!/Quelli dei negozi online costano ancora troppo" -> P2P e cerco la versione che preferisco la le numerose presenti

"Lo voglio pagare e lo trovo con il DRM" -> 150.000.000 di utenti e se voglio ridiffonderlo ci metto 5 minuti

"Lo voglio pagare e lo senza DRM" -> 150.000.000 + n di utenti e se voglio ridiffonderlo ci metto 5 secondi


Tutto IMO ovviamente.

Xoth

Enzo Mazza
19-10-2004, 09:36
lei ha già risposto. Hanno scelto una piattaforma legale e acquistano i brani legalmente. Questo mi basta.

Nettuno
20-10-2004, 01:06
Humm... partiamo dal presupposto che molto probabilmente i brani di Itunes sono presenti in forma illegale in diverse versioni sulle reti P2P e che quindi chi vuole fare il furbo se li procura gratis da questa fonte.
[...]
Tutto IMO ovviamente.

Xoth
Be' la tua analisi ha una piccola pecca: tu vedi il p2p come una miniera inesauribile di materiale, ma non e' cosi'.
Quei 150.000 che hanno scaricato brani da I-Pod non hanno messo proprio niente in condivisione, o comunque non mentre stavano su I-Pod, tenendo le loro risorse occupate per altro.
In questo modo I-Pod ha sottratto e continua a sottrarre risorse dal P2P che diventa ancora meno conveniente.
Eh si.
Perche' la forza del P2P e' nel numero e se questo diminuisce (e diminuira' ancora) in forza di leggi piu' restrittive e sistemi di acquisto online ancora meno costosi, diminuisce anche la probabilita' di scaricare qualcosa di utile e/o buono.
Oh, a proposito: ho scoperto le suonerie del cellulare sono in formato .mid. Le risate. Io suono e nel corso degli anni ho accumulato centinaia di megabyte di file.mid e qualche centinaio di brani originali. Niente di che, ma qualcuno mi piace assai e diversi sono abbastanza vispi da fare da suoneria sicche' li ho messi in condivisione via Bluetooth, ovvero li spaccio in giro con l'ordine di regalarne una copia ad almeno un paio di persone.
Ennesima versione della catena di S.Antonio? Puo' darsi, ma stavolta l'autore sono io e diffondo come e quanto mi pare. Saluti

Xoth
20-10-2004, 02:34
Be' la tua analisi ha una piccola pecca: tu vedi il p2p come una miniera inesauribile di materiale, ma non e' cosi'.
Quei 150.000 che hanno scaricato brani da I-Pod non hanno messo proprio niente in condivisione, o comunque non mentre stavano su I-Pod, tenendo le loro risorse occupate per altro.


Si', molto probabilmente e' cosi', il mio era un ragionamento per casi estremi.

Xoth

Enzo Mazza
20-10-2004, 10:19
si parla di 150 milioni non 150 mila