View Full Version : La durata dei diritti d'autore
Ekleptical
27-07-2004, 15:53
E' di questi giorni la notizia della "preoccupazione" delle case discografiche circa la scadenza dei diritti connessi sui brani di Elvis (e altra gente).
In poche parole si sostiene che a brevissimo i diritti sui brani di The King scadranno e quindi, grave disgrazia, il signor Elvis (da tempo defunto) perderà i suoi giusti introiti derivanti dalla vendita dei suoi dischi. Può sembrare assurdo, posto in questi termini, ma la questione non è in termini molto diversi. Per chi vuole approfondire:
http://www.rockol.it/news.php?idnews=64549
Nel link trovate anche una dichiarazione in propostio del Dott. Mazza, a favore dell'estensione dei diritti a 95(!!) anni dalla data della registrazione di un brano!
Vorrei quindi approfittare della pazienza del Dott, per chiedere chiarimenti su questa sua posizione.
Premesso che, come chi mi conosce da altri forum ben sa, la tutela degli autori mi sta strettamente a cuore, il tema della durata dei diritti mi sembra piuttosto "controverso". Molti qua vorrebbero ridurli drasticamente, io sono a favore di una durata "a vita". Il punto è che in questo caso si salta ben oltre e si propone una durata "eterna" degli stessi.
95 anni sono una quantità di tempo sporpositata, al di là della durata di vita di praticamente qualsiasi essere umano, considerando che difficilmente qualcuno compone qualcosa prima dei 20 anni (e mi risulta che i 115enni siano un po' pochini al mondo...). Ma è soprattutto il concetto stesso di durata "dopo la morte" che non capisco.
Per quale motivo i parenti devono continuare a guadagnare sui diritti del loro avo? Non mi risulta che i comuni mortali continuino ad accumulare la pensione dei genitori ad oltranza. Perchè gli artisti godono di questo privilegio (non si può definirla tutela, visto che stiamo parlando di morti), che ricorda tanto i nobili medievali? E' giusto premiare i meriti di un artista, ma in base a quale logica vanno premiati gli eredi? Per il "merito" di essere suoi figli? A me pare un po' poco (anzi, direi nulla).
Per quanto riguarda l'impresa discografica, capisco che voglia tutelarsi da disgrazie, ma non so quanti ambiti di impresa godano dello stesso privilegio. La morte dei clienti/fornitori/dipendenti/propietari/ecc... fa parte del normale rischio della vita, che al massimo si tutela con una classica assicurazione. Perchè questo rischio invece è coperto in forma legale per la discografia? In altre parole, in base a quale logica quando Artista muore la discografica dovrebbe continuare a guadagnare sui diritti? (distribuzione e costi fisici, ovviamente sono un'altra cosa)
Inoltre, domanda altrettanto fondamentale, vorrei capire dal Dott. Mazza qual'è la "giusta" durata secondo il suo punto di vista e soprattutto perchè. Devono avere un limite o no? E qual'è questo limite? Non vorrei ritrovarmi tra 45 anni punto e a capo, con i discografici che si lamentano che i diritti di Elvis scadono di nuovo e bisogna portarli a 200 anni e via all'infinito.
Enzo Mazza
27-07-2004, 17:23
La questione della durata della tutela dei diritti d'autore e dei diritti connessi (solo questi ultimi riguardano le case discografiche e oggi sono fissati a 50 anni) deriva dagli accordi legati alla Convenzione di Berna.
Il vero problema sorge non dalla volontà di estendere ad oltranza tali diritti in Europa ma dal fatto che negli USA vi è una normativa che ha già esteso la protezione rendendo necessaria un'armonizzazione tra le due sponde dell'Atlantico.
Sulle motivazioni riguardanti la durata e lo spirito che ha spinto i legislatori ad intervenire non credo che sia utile ai lettori la mia personale opinione quanto ciò che, per esempio, è scritto nel preambolo della Direttiva 93/98/CEE che ha esteso i diritti nel 1993.
Considerando che la convenzione di Berna per la tutela delle opere letterarie e artistiche e la convenzione internazionale per la protezione degli artisti, degli interpreti, degli esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione contemplano soltanto durate di protezione minime, lasciando agli Stati contraenti la facoltà di tutelare i diritti in questione per periodi più lunghi; che alcuni Stati membri si sono avvalsi di tale facoltà; che, inoltre, alcuni Stati membri non hanno aderito alla convenzione di Roma;
(2) considerando che di conseguenza tra le legislazioni nazionali che disciplinano la durata della protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi sussistono difformità che possono ostacolare la libera circolazione delle merci e la libera prestazione dei servizi e falsare le condizioni della concorrenza nel mercato comune; che è pertanto necessario, nella prospettiva del buon funzionamento del mercato interno, armonizzare le legislazioni degli Stati membri in modo che le durate di protezione siano identiche in tutta la Comunità;
(3) considerando che l'armonizzazione deve riguardare non soltanto le durate di protezione in quanto tali, ma anche talune loro modalità quali il momento a decorrere dal quale ciascuna durata di protezione è calcolata;
(4) considerando che le disposizioni della presente direttiva lasciano impregiudicata l'applicazione, da parte degli Stati membri, dell'articolo 14 bis, paragrafo 2, lettere b, c) e d) e paragrafo 3 della convenzione di Berna;
(5) considerando che il periodo di tutela minimo di cinquant'anni dopo la morte dell'autore contemplato dalla convenzione di Berna era destinato a proteggere l'autore e le due prime generazioni dei suoi discendenti; che, in seguito all'allungamento della vita media nella Comunità questa durata non è più sufficiente per coprire due generazioni;
(6) considerando che alcuni Stati membri hanno disposto proroghe del periodo di tutela oltre il cinquantesimo anno dalla morte dell'autore per compensare gli effetti delle guerre mondiali sull'utilizzazione commerciale delle opere;
(7) considerando che, per quanto attiene alla durata della protezione dei diritti connessi, alcuni Stati membri hanno optato per una tutela di cinquant'anni dalla lecita pubblicazione o dalla lecita comunicazione al pubblico;
(8) considerando che, secondo la posizione adottata dalla Comunità nei negoziati dell'Uruguay Round nell'ambito dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), per i produttori di fonogrammi la durata di protezione dovrebbe essere di cinquant'anni dalla prima pubblicazione; (9) considerando che il rispetto dei diritti acquisiti è uno dei principi generali del diritto tutelati dall'ordinamento giuridico comunitario; che, quindi, un'armonizzazione delle durate della tutela del diritto d'autore e dei diritti connessi non può avere l'effetto di ridurre la protezione di cui attualmente fruiscono gli aventi diritto nella Comunità; che, allo scopo di limitare al minimo gli effetti dei provvedimenti transitori e consentire l'effettivo funzionamento del mercato interno, è opportuno armonizzare le durate della protezione su periodi lunghi; (10) considerando che nella sua comunicazione del 17 gennaio 1991 «Iniziative da adottare a seguito del Libro verde - Programma di lavoro della Commissione in materia di diritto d'autore e di diritti connessi», la Commissione sottolinea che l'armonizzazione del diritto d'autore e dei diritti connessi deve essere effettuata secondo un livello di protezione elevato poiché questi diritti sono alla base della creazione intellettuale e che la loro protezione permette di assicurare il mantenimento e lo sviluppo della creatività nell'interesse degli autori, delle industrie culturali, dei consumatori e dell'intera collettività; (11) considerando che, per istituire un livello di protezione elevato che risponda tanto alle esigenze del mercato interno quanto alla necessità di creare un quadro normativo favorevole allo sviluppo armonioso della creatività letteraria e artistica nella Comunità, è opportuno armonizzare la durata della protezione dei diritti d'autore portandola a settant'anni dalla morte dell'autore o dalla data in cui l'opera è stata lecitamente messa a disposizione del pubblico e, per i diritti connessi, a cinquant'anni dall'evento che fa decorrere la protezione; (12) considerando che le raccolte sono protette conformemente all'articolo 2, paragrafo 5 della convenzione di Berna, quando, per la scelta e la disposizione del loro contenuto, costituiscono creazioni intellettuali; che tali opere sono protette in quanto tali, fatti salvi i diritti d'autore su ognuna delle opere che compongono tali raccolte; che, conseguentemente, durate specifiche di protezione devono poter essere applicate alle opere incluse nelle raccolte;
(13) considerando che, in tutti i casi in cui una o più persone fisiche siano identificate come autori, è opportuno che la durata della protezione decorra dalla loro morte; che la questione dell'appartenenza in tutto o in parte di un'opera ad un autore è una questione di fatto che all'occorrenza deve essere risolta dai giudici nazionali;
(14) considerando che la durata di protezione deve essere calcolata a decorrere dal 1o gennaio dell'anno successivo a quello in cui ha luogo il fatto costitutivo del diritto, come nelle convenzioni di Berna e di Roma;
(15) considerando che l'articolo 1 della direttiva 91/250/CEE del Consiglio, del 14 maggio 1991, relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore (4), prevede che gli Stati membri tutelino i programmi per elaboratore mediante il diritto d'autore in quanto opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna; che la presente direttiva armonizza la durata della protezione delle opere letterarie nella Comunità; che occorre quindi abrogare l'articolo 8 della direttiva 91/250/CEE, il quale istituisce soltanto un'armonizzazione provvisoria della durata di protezione dei programmi per elaboratore;
(16) considerando che gli articoli 11 e 12 della direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (5), prevedono soltanto una durata minima di protezione dei diritti, con riserva di ulteriore armonizzazione; che la presente direttiva prevede una siffatta ulteriore armonizzazione; che occorre di conseguenza abrogare questi articoli;
(17) considerando che la protezione delle opere fotografiche negli Stati membri è soggetta a regimi diversi; che, per conseguire un'armonizzazione sufficiente della durata di protezione delle opere fotografiche, in particolare di quelle che per la loro natura artistica o professionale hanno rilievo nell'ambito del mercato interno, è necessario definire nella presente direttiva il livello di originalità richiesto; che un'opera fotografica ai sensi della convenzione di Berna deve essere considerata originale se è il risultato della creazione intellettuale dell'autore e rispecchia la personalità di quest'ultimo, indipendentemente da qualsiasi altro criterio quale il pregio o lo scopo; che è opportuno affidare la protezione delle altre fotografie alla legislazione nazionale;
(18) considerando che, al fine di evitare differenze della durata di protezione per quanto riguarda i diritti connessi, occorre prevedere uno stesso punto d'inizio per il calcolo della durata in tutta la Comunità; che per il calcolo della durata di protezione è opportuno prendere in considerazione l'esecuzione, la fissazione, la trasmissione, la pubblicazione lecita e la lecita comunicazione al pubblico; cioè i mezzi che pongono in ogni modo appropriato l'oggetto di un diritto connesso alla portata di chiunque, a prescindere dal paese in cui ha luogo tale esecuzione, fissazione, trasmissione, pubblicazione lecita o lecita comunicazione al pubblico;
(19) considerando che i diritti degli organismi di radiodiffusione nelle loro emissioni, siano esse trasmesse su filo o via etere, incluse le emissioni via cavo o via satellite, non devono essere perpetui; che è dunque necessario che la durata di protezione cominci a decorrere soltanto dopo la prima diffusione di una specifica emissione; che questa disposizione si propone di evitare che un nuovo periodo di protezione decorra allorquando un'emissione sia identica ad una precedente;
(20) considerando che gli Stati membri dovrebbero conservare la facoltà di mantenere o introdurre altri diritti connessi al diritto d'autore, in particolare in relazione alla protezione delle pubblicazioni critiche e scientifiche; che, al fine di garantire la trasparenza a livello comunitario, è tuttavia necessario che gli Stati membri che introducono nuovi diritti connessi ne diano notifica alla Commissione;
(21) considerando che è utile precisare che l'armonizzazione realizzata dalla presente direttiva non si applica ai diritti morali;
(22) considerando che, per le opere il cui paese di origine ai sensi della convenzione di Berna sia un paese terzo e il cui autore non sia un cittadino della Comunità, occorre applicare il confronto delle durate di protezione, fermo restando che la durata concessa nella Comunità non deve superare quella prevista dalla presente direttiva;
(23) considerando che, qualora un titolare di diritti che non sia cittadino comunitario soddisfi le condizioni per poter beneficiare di una protezione in virtù di un accordo internazionale, è opportuno che la durata di protezione dei diritti connessi sia la stessa di quella prevista dalla presente direttiva, senza che tale durata possa superare quella stabilita nel paese di cui il titolare ha la nazionalità;
(24) considerando che il confronto delle durate di protezione non deve comportare, per gli Stati membri, conflitti con i rispettivi obblighi internazionali;
(25) considerando che per il buon funzionamento del mercato interno è opportuno che la presente direttiva sia applicata a decorrere dal 1o luglio 1995;
(26) considerando che gli Stati membri dovrebbero conservare la facoltà di adottare disposizioni sull'interpretazione, l'adeguamento e l'ulteriore esecuzione di contratti relativi all'utilizzazione di opere e altri soggetti protetti, conclusi anteriormente all'estensione della durata di protezione risultante dalla presente direttiva;
(27) considerando che i diritti acquisiti e le lecite aspettative dei terzi sono tutelati nell'ambito dell'ordinamento giuridico comunitario; che è opportuno che gli Stati membri possano segnatamente prevedere che in determinate circostanze i diritti d'autore e i diritti connessi ripristinati conformemente alla presente direttiva non possano dar luogo a pagamenti da parte di persone che avevano intrapreso in buona fede lo sfruttamento delle opere nel momento in cui dette opere erano di dominio pubblico,
Se poi vuole leggersi la Convenzione di Berna la trova qui
http://www.interlex.it/testi/convberna.htm
Interssanti considerazioni sulla necessità di una estesa tutela le trova invece sul sito WIPO
http://www.wipo.int/copyright/en/faq/faqs.htm#related_rights
Buona lettura
Ekleptical
27-07-2004, 23:28
La questione della durata della tutela dei diritti d'autore e dei diritti connessi (solo questi ultimi riguardano le case discografiche e oggi sono fissati a 50 anni) deriva dagli accordi legati alla Convenzione di Berna.
Il vero problema sorge non dalla volontà di estendere ad oltranza tali diritti in Europa ma dal fatto che negli USA vi è una normativa che ha già esteso la protezione rendendo necessaria un'armonizzazione tra le due sponde dell'Atlantico.
Ottimo, non vedo in base a quale principio ci si debba "armonizzare" sul peggiore. Peraltro visto che gli USA hanno palesemente violato quest'armonizzazione estendendo al di là del tempo previsto negli altri paesi, sono loro a doversi adeguare. Mi sembra un principio di una logicità lapalissiana... altrimenti che razza di "armonizzazione" è?
Sulle motivazioni riguardanti la durata e lo spirito che ha spinto i legislatori ad intervenire non credo che sia utile ai lettori la mia personale opinione
Io invece la ritengo utile. Le ho fatto una domanda precisa, alla quale vorrei cortesemente una risposta. Le dichiarazioni lette su Rockol.it sono del resto sue, fino a prova contraria. Quindi le chiedo nuovamente: qual'è, secondo lei, la durata corretta dei diritti e soprattutto perchè? Credo che interessi moltissimo tutti quanti.
Per quanto riguarda la convenzione di Berna, che però non da uno straccio di motivazione a sostegno della sua stessa esistenza, il passaggio incriminato per me è il seguente:
(5) considerando che il periodo di tutela minimo di cinquant'anni dopo la morte dell'autore contemplato dalla convenzione di Berna era destinato a proteggere l'autore e le due prime generazioni dei suoi discendenti; che, in seguito all'allungamento della vita media nella Comunità questa durata non è più sufficiente per coprire due generazioni;
Personalmente (e non credo di essere il solo) questa cosa non sta nè in cielo, nè in terra. E' un sopruso bello e buono!!! In base a quale principio le due generazioni di discendenti hanno diritto ad alcunchè?
A questo punto pretendo la pensione di mio padre, mia madre, mio nonno e mia nonna.
Per quale motivo i "comuni" mortali se vogliono lasciare qualcosa ai posteri devono mettere i soldini da parte e gli artisti no? Con questo passaggio si crea palesemente una violazione di ogni principio di egalitè, democraticamente intesa.
Se poi vuole leggersi la Convenzione di Berna la trova qui
Letta rapidamente. Non ci vedo molto di nuovo rispetto alla legge italiana sul diritto d'autore che mi sono letto integralmente tempo addietro. Come tutte le leggi e accordi similari, non da nessun perchè alla sua esistenza.
Mi perdoni la digressione, ma le leggi ingiuste e sbagliate sono fatte per essere cambiate, da che mondo è mondo. L'essere legge non da nessun valore morale in sè. Il problema culturale del quale forse non vi rendete conto è che la consapevolezza su queste questioni aumenta esponenzialmente nelle nuove generazioni. Mi perdoni la franchezza, ma al prossimo giro di boa di estensione ulteriore di Elvis, rischiate di trovarvi di fronte una popolazione ben erudita sull'argomento, che non ve la farà passare tanto liscia...
Posso vaticinare che i 45 anni estesi che pensate di aggiungere non reggeranno perchè in futuro verranno fatti fuori? Rischiate la classica vittoria di Pirro. La tendenza culturale diffusa che si fa pesantemente strada nelle nuove generazioni, come avrà notato se legge in giro i Forum sulla rete, è l'odio verso il mondo del copyright. Con questo comportamento rischiate di peggiorare ancora di più la vostra immagine e a furia di tirare la corda ad un certo punto si spezzerà. Fra 45 anni i 15enni scariconi su p2p di adesso saranno i vecchi 60enni conservatori... si figuri come la penserà la popolazione (all'epoca) più giovane.
Sono così indispensabili i diritti su Elvis? Rinunciandoci mostrate quantomeno buona volontà. Pretendendo pure questo vi state inimicando sempre di più la vostra potenziale clientela. A me non sembra una grande stretegia lungimirante, poi fate voi...
Personalmente, come dimostrato ampiamente, a me interessa eccome salvare il copyright, ma mi sembra che i primi a volerlo "suicidare", rendendolo impresentabile, siate voi! :(
Inteerssanti considerazioni sulla necessità di una estesa tutela le trova invece sul sito WIPO
Il sito WIPO l'ho letto.. non dice molto sulle motivazioni. L'unica motivazione che riporta è la seguente:
"Copyright and its related rights are essential to human creativity, by giving creators incentives in the form of recognition and fair economic rewards. Under this system of rights, creators are assured that their works can be disseminated without fear of unauthorized copying or piracy. This in turn helps increase access to and enhances the enjoyment of culture, knowledge, and entertainment all over the world."
Sono d'accordissimo. Nulla in contrario. Ma come c'è scritto: "creators", non figli, nipoti, nè, mi perdoni, industriali.
Quindi le rilancio la palla e attendo una sua risposta alla domanda iniziale: quanto e soprattutto perchè.
Enzo Mazza
28-07-2004, 09:40
lei continua a dialogare con FIMI e con me come se io fossi il responsabile di normative che vengono definite a livello mondiale in consessi dove sono rappresentati tutti gli interessi e non solo quelli di autori, produttori ed artisti. Se persone che ne sanno più di me sicuramente, e, forse, anche più di lei, in decenni di studi sono giunte a tali conclusioni io considero tali elaborati normativi come degni di rilievo per consentire un'adeguata tutela dei diritti.
Chi è contrario si faccia avanti, presenti le sue conclusioni opposte, molti lo vanno facendo, le normative sul copyright non sono immutabili. Si presenti al WIPO, alla Commissione europea, dove si fanno audizioni in continuazione con tutte le parti interessate, offra il suo punto di vista.
lupocattivo
28-07-2004, 10:52
Eccomi a voi con un nuovo dubbio.
Saluto il dottor Mazza, ma non mi attendo una risposta necessariamente da lui.
Il dubbio che mi tormenta è: "Quale reato commettono i vari insegnanti che si ostinano a vessare stuoli di studenti per mandare a memoria le poesie....".
Andando a ritroso nel tempo, credo di ricordare che "canzone" si riferiva a particolari componimenti poetici. Del resto tale Omero apriva la sua Opera, con un :"Cantami o Diva del Pelide Achille.....".
Brevemente mi chiedo chi mai si interessi ai diritti dei "poeti".....
In tutta questa faccenda sembra che il buon Dante Alighieri e soci valgano infinitamente meno dell'ultima sgangherata "cantina-band".
Certamente FIMI poco c'entra con le sorelle neglette di EUTERPE, ma visto che di "diritto d'autore" si parla mi parrebbe se non altro di buon gusto considerare tutti gli aspetti tutelati dalla Legge.
Un cordiale saluto a tutti voi.
Enzo Mazza
28-07-2004, 12:08
non comprendo la sua ossessione sul fatto di chi risponda o meno, in ogni caso, visto che rispondo SEMPRE IO e non altri (e trovo quest'attività interessante e stimolante, compatibilmente con gli impegni) proseguo, nonostante una domanda che porta al suo interno già la risposta. Le segnalo quindi tutta l'articolata letteratura sulla storia del diritto d'autore (vedo che non ha ancora capito poi la differenza tra diritti d'autore e diritti connessi peraltro).
Può cominciare a farsi un giro su
www.dirittodautore.it
e da qui troverà testi e link a siti internazionali che le offriranno un panorama interessante, soprattutto sulla durata dei diritti, il valore e la salvaguardia della cultura, ecc.
Ekleptical
29-07-2004, 01:20
Se persone che ne sanno più di me sicuramente, e, forse, anche più di lei, in decenni di studi sono giunte a tali conclusioni io considero tali elaborati normativi come degni di rilievo per consentire un'adeguata tutela dei diritti.
Come le dicevo, sono Ingegnere e quindi mi interessano i fatti. L'aristotelico "ipse dixit" non l'ho mai sopportato in vita mia. Il parere di un illustrissimo lumiare rimane sempre un parere, appunto. Come dimostra la storia, anche i più grandi dicono un sacco di castronerie, puntualmente smentite dalla realtà o da altri illustrissimi successivi.
Per questo il mio metro di giudizio rimangono solo i fatti e il concreto, non l'opinione di nessuno. Le opinioni cambiano come il vento e con il mutar del tempo.
Premesso questo sarò ben felice di leggere un qualsiasi studio che dimostri scientificamente l'importanza della trasmissione dei diritti a 2 generazioni successive nella creazione artistica. Anzi, se esiste e ne è a conoscenza, VOGLIO assolutamente leggerlo!
Peraltro anche in caso esistesse, si porrebbe il problema se è meglio favorire la cultura ad ogni costo o l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge? Non so perchè ma temo non sarei il solo a sceglierei la seconda...
Si presenti al WIPO, alla Commissione europea, dove si fanno audizioni in continuazione con tutte le parti interessate, offra il suo punto di vista.
Sì beh, si sa bene come funzionano quelle commissioni. Il flop clamoroso di partecipazione alle ultime elezioni Europee nel continente è un indice del pensiero generale sull'argomento.
Comunque non si preoccupi, se continua l'attuale atteggiamento dell'industria un bel referendum o una nuova legge sono dietro l'angolo (relativametne ai tempi storici parlando). Peraltro nel lungo periodo l'entrata di Cina e India (che non sembrano molto condividere l'interesse sull'argomento) nello scacchiere mondiale probabilmente darà la spallata definitiva.
Ma inutile fare la Cassandra, ve ne accorgerete da soli. Ormai il contatto con le nuove generazioni l'avete perso da un pezzo e sembra non abbiate nessuna intenzione di recuperarlo... la gente invecchia, da giovane diventa anziana e la storia fa il suo corso...
Poi maledirò sia i fanatici dello sharing che voi per aver affossato la musica. (questo è il mio ipse dixit... vedremo sui fatti se avrò ragione io o il luminare :) )
Enzo Mazza
29-07-2004, 10:02
Posso solo dirle che gli Stati che aderiscono ai trattati in materia di proprietà intellettuale sono in aumento e non in diminuizione, compresi Cina ed India, anzi la stessa Cina sta rivedendo le norme in materia proprio perchè ha capito che ha un immenso potenziale di creatività locale e che tale creatività va tutelata.
Le cito un ulteriore interessante contributo in merito alla tutela del copyright nei Paesi in via di sviluppo.
A DEVELOPING COUNTRY'S PERSPECTIVE
By Betty Mould-Iddrisu, Chief State Attorney, International Law Division, Ministry of Justice, Ghana
The administration and enforcement of intellectual property rights in developing countries must be seen in another dimension to the administration of intellectual property rights and their enforcement in developed countries.
In Europe and the United States, the system of intellectual property rights emanated as early as the 16th century. Britain's Statute of Queen Anne, the earliest copyright statute, was passed in 1709 not only to protect local printers after the advent of the Gutenberg printing press but also to protect the foreign works (mainly books) that were being imported from Europe into England at that time.
Dennis de Freitas, former head of the British Copyright Council, has commented that “the copyright system as it now exists in virtually every civilized country is a vital part of modern society's infrastructure.” This may be so because of the centrality of the copyright system in the communication and dissemination of information to the public through newsprint, radio, television, films, broadcasting, and education.
In 1996, the International Intellectual Property Alliance estimated that copyright industries are one of America's largest and fastest growing economic assets, accounting for 3.7 percent of the country's gross domestic product — $278,400 million. The core copyright industries produce and distribute computers and computer software, motion pictures, television programs, home videocassettes, music and sound recordings, textbooks, trade books, reference and professional publications, and journals.
In Britain, according to statistics released by the British Phonographic Industry in its 1995 report on the recording industry, the 1994 retail value of British music sales was 1,400 million pounds sterling, with exports and invisible earnings amounting to 800 million pounds. Apart from direct recording company employment, the British music industry provides a living for over 50,000 people in music retailing and music publishing.
Studies conducted in other developed countries by the European Commission and other organizations indicate that in Austria, Australia, Germany, and Sweden, among others, 3 to 5 percent of the gross national product is attributable to copyright industries. It has also been estimated that the total value of the worldwide audiovisual market in 1994 was approximately $290,000 million.
What can be said of the situation in Africa? A survey of some countries such as Egypt, Ghana, Malawi, Mauritius, and Nigeria shows that, before the 1970s and 1980s, most of the laws regarding the protection of intellectual property were mere replicas of existing laws of their colonizing countries. These laws had been designed specifically to protect the rights of the colonizing nationals and their businesses and firms, and no account was taken of the different conditions in the colonies and the developed countries.
Immediately after Africa's emergence from post-colonialism, African governments still did not attach much priority to the need to protect intellectual property rights. Many industries were in their infancy, and the domestic manufacturing base was virtually nonexistent. What was prevalent in Africa was a vibrant folklore tradition around which cultural industries clustered in areas such as music, textiles, jewelry, and the like.
A quick survey of the intellectual property system in Ghana up to the 1970s reveals that the Ghanaian Trade Mark Register had recorded approximately 17,000 trademarks, out of which 90 percent were owned by foreign companies and individuals. In 1996, there were 27,625 marks on the register, with Ghanaians owning 15 to 20 percent of those registered.
The Textiles Design Registration Decree of 1966, under which regime textile designs were registered, specifically excluded registration of all well-known Ghanaian designs such as “Kente” and “Adinkra” symbols. It is interesting to note that, between 1966 and 1997, 23,000 designs were registered under this law; some 66 percent (just over 15,000) are owned by foreign designers, and 7,592 are owned by local designers.
In respect of patents, Cap 179, which was the colonial Patent Registration Ordinance, merely extended the validity of all patents registered in the United Kingdom to the Gold Coast colony at that time. All patents so registered belonged to foreign individuals or firms. This ordinance, due to the difficulties in setting up a patent system, remained in force in Ghana until July 1, 1994, when a new patent law was enacted.
It must be noted, however, that most of the intellectual property laws enacted after the 1970s tended to have a different bias since they had to respond to new national environments and the varied global trade requirements of emerging nations struggling to level the playing fields in international commerce and investment activities.
Some of the advantages that developing countries acknowledge as having directly resulted from increased enforcement of the intellectual property laws are:
Stimulation of creativity and inventiveness in society, thereby contributing to a country's development.
Provision and protection of the infrastructure necessary for the growth of production, manufacture, and distribution within the cultural, educational, and entertainment industries.
Creation of an environment conducive to attracting domestic and foreign private sector investment in the copyright industries.
Protection — in view of emerging technologies — of expressions of folklore and live performances through the enhanced legal protection of performers' rights.
On the African continent, the intellectual property system has also had to confront misguided individuals in society who believe and expound the theory that developing countries should feel free to copy works coming in from other countries, notably the more developed countries. These people cite Asian countries and others as examples that, because of limited intellectual law protection in the past, managed to develop local industries as a major force on world markets by copying, pirating, or counterfeiting the works and goods of other countries.
However, many of these countries now realize the impact that lack of enforcement of intellectual property rights has had on their economies, their local industries, and their culture. For example, it is well known in Asia that Malaysia's domestic motion picture industry suffered tremendous harm from competition in foreign films since, until recently, the country had neither copyright rights nor rental royalties for films. The Malaysian motion picture industry and its performers had to exert an enormous amount of pressure, demanding that the government effectively enforce the copyright laws. Malaysia now has a vigorous intellectual property enforcement program, worthy of emulation anywhere in the world.
Previously, we in Africa, especially those within the Anglo-Saxon legal tradition, have had a very basic problem with the philosophy of intellectual property rights, which have been enforced primarily through civil litigation. Only recently have African governments regarded the enforcement of intellectual property rights as their responsibility and those persons who infringe upon these rights as engaging in acts inimical to the interest of the state.
The Experience of Ghana
The challenge now is for African governments to commit to the enforcement of strong intellectual property laws by strengthening the administration of their copyright systems. My own experiences in intellectual property administration in Africa have shown that the basic prerequisite for the development of a strong and effective copyright system involves the following minimum criteria:
Passage of a strong copyright law.
Adherence to international conventions.
Establishment of effective administrative machinery that can collect royalties and undertake distributions at regular intervals to the deserving authors.
Entering into a network of reciprocal representation agreements with sister societies worldwide.
Establishment of an effective enforcement and monitoring mechanism to fight piracy.
I would like to illustrate these points by reference to Ghana in West Africa. Ghana passed a strong, modern, and vibrant copyright law, PNDCL 110, in 1985 to replace the obsolete Copyright Act of 1961 — one of the pieces of post-colonial legislation regulating the copyright industry. The criteria enumerated above — the framework within which copyright should be administered — were also adhered to in Ghana.
A collective body for the administration of authors' rights, known as the Copyright Society of Ghana (COSGA), was set up in 1986. Ghana adhered to the Berne Convention in 1991, and COSGA embarked on a program of concluding reciprocal representation agreements with other collective societies worldwide.
COSGA has achieved some measure of success in its operations; it has been collecting and distributing royalties for both domestic and international repertoire since its inception. The Confederation Internationale de Societes des Auteurs et Composituers (CISAC) views COSGA as one of the leading authors' societies in Anglophone Africa, since the strides made by the collective administration of authors' rights in Ghana are remarkable. In most other Anglophone countries, the efforts at collective administration of authors' rights have met with only limited success.
Even though Ghana enacted a modern copyright law in 1985, the music, literary, and film industries had suffered a severe decline prior to 1992, and the rights of performers, composers, and authors were being infringed upon at an alarming rate. I want to underscore the fact that mere passage of legislation is no guarantee that a law is being enforced, and if there is no enforcement, the passage of legislation is useless. This has been most apparent with regard to copyright legislation in Africa.
The successful administration of copyright in developing countries is inextricably linked to the problem of piracy, which in Ghana had reached an alarming rate of 90 percent in those intervening years. Obviously, the whole administration of copyright became problematic since, ultimately, there would be only insignificant royalty payments going to authors, illustrators, composers, arrangers, or performers or any of the creative people who contributed to the making of an original work.
The piracy of copyrighted works in Africa, and in Ghana in particular, over the years contributed to:
The exodus of many of our talented authors to Europe, the United States, and other developed countries. This drain has deprived Africa of a wealth of native creativity.
Stultification of the development of all the copyright-associated industries and the subsidiary activities of those involved in the business of legitimate creativity.
Considerable loss in revenue to the state through direct and indirect forms of taxation.
Retardation of the cultural creativity of our local communities, which, for a developing country whose national identity and cultural roots are inextricably linked with its national economic development, may have far-reaching consequences.
Putting an End to Piracy
The music industry in all its ramifications forms a major part of cultural industries since it is one of the formats through which musical folklore is expressed. In Ghana, musicians have a vast reservoir of indigenous Ghanaian music from which they draw their inspiration; they are able to modify and arrange expressions of folklore to modern-day music.
In Ghana during the 1970s and 1980s, with the advent of tape recording machines and videocassette recorders, the production of indigenous music was on the ascent and could be heard all over the country. Yet the musicians, artists, producers, and others involved in the legitimate production of music — and the music industry as a whole — had never been poorer due to the impact of these new recording technologies and their encouragement of piracy.
The government of Ghana and the Copyright Administration from 1985 to 1990 found themselves more or less helpless to fight the piracy that was rampant. Owing to increased costs in production of music and the relatively small number of “genuine” works being sold, artists, composers, and the producers of musical works lost the incentive to create new works. Thus, Ghana lost international respect and gained a reputation for being a safe haven for pirates and pirated works. At the same time, Ghanaian music suffered a reversal since the pirated foreign imported music was able to capture the market.
It became evident to the Ghanaian authorities that when one copies, one does not, in any way, encourage national authorship, national culture, or national creativity. This holds true for all the different strata of the intellectual property legal system, whether it be the copyright, patent, industrial design, or trademark system. If we in Africa pursue such a course of copying blindly all that comes from the developed countries, we would forever be trapped in a cultural negation of our own making that would undoubtedly retard both our economic and cultural progress.
The government of Ghana, through the Copyright Office, was thus compelled to take the initiative in the fight against piracy. The Copyright Office, in close cooperation with the various organs of the music industry and with the technical cooperation of the International Federation of the Phonographic Industry (IFPI) in London and its national group in Ghana, the Association of Recording Industries of Ghana — ARIGh — instituted the “banderole” system. The system was modelled along the lines of the Portuguese system, because after Portugal introduced this system, it achieved a near-zero rate of piracy.
The affixing of an authentication stamp known as the “banderole” on all musical works became mandatory in Ghana beginning June 1, 1992. This stamp is a security device that is sequentially numbered; individual numbers are allocated only to genuine producers of musical works, and imports of all pre-recorded musical works have to be authenticated by the Copyright Office, in cooperation with the Customs Excise and Preventive Service (CEPS). The recording industry in Ghana agreed with the Internal Revenue Service (IRS) to use the banderoles as a source of direct prepaid income tax.
In Kenya when the banderole system was originally planned, it was proposed that the banderole be used as a value-added tax (VAT). Nigeria had no tax element built into the system. Unfortunately, the system never took off in Kenya, which now has an unacceptably high rate of piracy. And in Nigeria, it completely collapsed after less than one year due to internal problems. However, that country is now anxious to revive it since its piracy rate is over 80 percent.
The Benefits of Banderoles
Some of the benefits that the Ghanaian authorities and the music industry have seen during the past several years of successful operation of the banderole system are as follows:
There has been a reduction in the rate of piracy from 90 percent to about 10 to 15 percent.
The stamps have served to identify original musical works originating from an authentic music producer. The Copyright Office issues approvals only to applicants who are genuine members of the Association of Recording Industries of Ghana.
The banderoles have provided adequate statistics about the number of musical works produced and imported into the country.
The producers are being made strictly accountable to their artists since the Copyright Office insists on having recording contracts between the producer and the artist before approval for purchase of banderoles is given. So for the first time, Ghanaian artists and composers can know exactly how many of their works have been produced and can calculate and collect their royalties without encountering the difficulties of the past.
The Internal Revenue Service — the agency actually responsible for the sale of the banderoles — has managed for the first time to collect revenue from a sector of business in the country from which it had hitherto received little or no revenue.
This system of authentication is, at present, being used for musical works. It is envisaged that the system will be extended to authenticate literary and video works sometime in the future.
The introduction of the banderole system has brought a complete reversal of the fortunes of the music industry. Ghana has now moved away from the situation in which only 2,000 to 3,000 pieces of a hit number are sold to a situation where a hit musical work may sell between 200,000 and 500,000 pieces. Over 27 million banderoles have been sold since the system was instituted. While this may not be much in the international arena, it has enabled Ghana, with a population of some 17 million people, to be ranked 47th in the world for musical sales.
There has been a dramatic growth in the music industry over the past five years — with a proliferation of recording studios, cassette manufacturing plants, and the like — bringing in both local and foreign investment. The major foreign licensees are all back in the country, and Ghana has now become a safe haven for the production of musical works for artists from neighboring countries. Ghana has become a model for the rest of Africa to emulate in terms of the enforcement of intellectual property rights.
The Evolving Role for Patents
In light of the success of the banderole system, one is tempted to ask why the patents regime has not proved so effective a stimulant in the economic development of developing countries.
It is, of course, well known that a patent system requires a relatively expensive infrastructure with experts in various technical fields. The patent law in Ghana is only a few years old, and the regulations to enable the law to be implemented were only recently enacted. The role the patent regime can play is only now evolving; however, with growing awareness of industrial property laws, this field is likely to be strengthened in the years to come. This situation is being repeated across most of the continent.
However, it cannot be denied that the trademark and design system and, to a lesser extent, the patent system have played an influential role through the licensing, distribution, and franchising of intellectual property rights in developing countries. They have assisted in the transfer of technology and the dissemination of new forms of know-how through minimum standards of licensing and usage of these rights.
It is hoped that when the Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS) Agreement comes into force in most African countries in the year 2000 (despite the unlevel playing fields), developing countries will be in a better position to benefit from the globalization of minimum intellectual property standards in world trade.
The example of Ghana I have given above, which I have experienced, has given me reason to be optimistic for the future of intellectual property rights in developing countries. We in the Third World should not see the observance and enforcement of intellectual property rights as merely protecting the interests of the developed world, but rather as a powerful tool to galvanize our domestic industry while retaining national culture, national inventiveness, and national creativity.
--------------------------------------------------------------------------------
Betty Mould-Iddrisu is chief-state attorney at the International Law Division of the Ministry of Justice in Ghana. She is a specialist in intellectual property law and also lectures at the University of Ghana's Law Faculty in intellectual property. She is a gender rights activist and is the African regional director for the International Federation of Women Lawyers (FIDA).
Enzo Mazza
29-07-2004, 12:34
vale la pene di leggersi, anche se lunga ed in inglese, la recente sentenza della Corte Suprema USA in merito al ricorso che fu condotto contro l'estensione da 50 a 70
Vi sono delle conclusioni da parte dei giudici molto utili al dibattito. C'è anche la posizione dei giudici a favore e di quelli dissenzienti con le motivazioni
http://www.supremecourtus.gov/opinions/02pdf/01-618.pdf
Una lettura per le vacanze
Grangalina
30-07-2004, 01:24
Bè grazie a questa legge io creo una canzone di successo e passo il resto della mia vita a vivere con la rendita derivata da essa....
;) evidente no?
Secondo me il problema non è questo. Se io creo un'opera (di intrattenimento, non usiamo parole grosse come arte) e gli altri ci guadagnano sopra mi pare giusto che spetti qualcosa anche a me.
Quello che a me (e ad altri) non pare giusto è che ci debbano guadagnare anche i figli e i nipoti dopo che l'intrattenitore sia morto.
Enzo Mazza
30-07-2004, 09:57
Secondo me il problema non è questo. Se io creo un'opera (di intrattenimento, non usiamo parole grosse come arte) e gli altri ci guadagnano sopra mi pare giusto che spetti qualcosa anche a me.
Quello che a me (e ad altri) non pare giusto è che ci debbano guadagnare anche i figli e i nipoti dopo che l'intrattenitore sia morto.
E' una giusta osservazione la sua, però legga anche, per esempio nella decisione dalla Corte suprema USA, le motivazioni di coloro che hanno sostenuto il contrario.
vBulletin v3.0.5, Copyright ©2000-2012, Jelsoft Enterprises Ltd.