chartitalia
21-07-2004, 09:54
Dr. Mazza,
inizio a credere che questo dialogo sul popolodellarete.it
tra FIMI e utenti risulti piuttosto sterile. Sospetto che
il suo principale scopo sia quello di usare questo spazio
come pura cassa di risonanza per la martellante campagna
propagandistica da tempo avviata dalle majors sulle solite
tesi forcaiole, ed amplificata in questi ultimi giorni
probabilmente per creare "efficaci" pressioni sul Parlamento
dove si stanno discutendo le modifiche alla legge Urbani,
A supporto, riporto alcune delle notizie comparse solo
nell'ultima settimana:
- RIAA: subito illegale tutto il P2P
- P2P? Un rischio pornopedofilo
- Le major contro il P2P legale canadese
- Contro il P2P 60 artisti italiani
- MPAA: scaricano film, non vanno al cinema
Ciò non mi sembra molto coerente con lo spirito di questo
forum che dovrebbe (cito letteralmente dall'annuncio)
"tentare di costruire proposte, generare nuove idee e
sviluppare progetti / iniziative positivi per tutti". A
differenza di quanto invece espsoto dal responsabile di
Business Development della BMG Ricordi, Andrea Rosi, che ha
fatto delle dichiarazioni finalmente un po' interessanti ed
innovative.
Per meglio capire, gliele riporto letteralmente:
... questo settore dove c'è una grandissima difficoltà a
portare innovazione. Sembrerà assurdo ma è così e questa è
una delle cause per cui l'industria è in grave ritardo
rispetto alla tecnologia.
Questa è un'industria che dal punto di vista distributivo
negli ultimi 35 anni ha cambiato solo il tipo di plastica
sulla quale distribuire i propri asset.
Una cosa assurda e ridicola è che l'industria discografica,
contrariamente ad altri settori dell'entertainment, ha un
pessimo rapporto con i propri consumatori.
... quando ci fu l'introduzione della tecnologia di
compressione della musica in digitale, l'industria mise un
muro nonostante i 70 milioni di utenti di Napster in un anno.
Le parole sono sicuramente differenti ma i concetti non si
discostano molto da quanto le scrivevo in un precedente
intervento ("Battaglie e guerre"):
Intorno al 2000 in rete iniziano ad affermarsi dei modelli
distributivi estremamente innovativi che cambiano dalle
radici le modalità con cui fruire la musica. I casi più noti
sono quelli di Napster e mp3.com che conquistano milioni di
consumatori. Napster viene costretta a chiudere dalle majors
che rifiutano di negoziare degli accordi per "legalizzare"
il modello diffuso da Napster, distruggendo così in pochi
mesi il più grande mercato di musica dopo MTV.
E lei cosa risponde? Ecco:
FIMI: Napster era un modello di business, peraltro con alle
spalle grossi finanziatori che pretendeva di imporre un modello
sulla base di un principio che era sconfitto in partenza:
siccome ho inventato questo sistema, gli altri si adattino.
La invito a leggere con attenzione la sentenza del giudice
Patel in merito, una che non è stata tenera con le case
discografiche ma che ha scritto cose molto significative
nella sua sentenza. Tutti leggono i giornali ma pochi di
solito si prendono la briga di andare a fondo.
La solita posizione leguleia, molto differente, mi sembra,
rispetto a quella del dr. Rosi (cioè di un suo
rappresentato).
Ma dove questa divaricazione raggiunge il massimo è in
questo passaggio:
ad esempio sulla distribuzione via Internet, la "chiave nella
toppa" non l'ha messa l'industria ma l'ha messa Apple.
Questa è la cosa assurda: c'è voluta un'industria che produce
hardware per dimostrare che questo, in termini pratici, è un
potenziale di business enorme."
Sempre in quell'intervento io le scrivevo:
Mentre le majors erano impegnate a combattere il modello del
P2P, non comprendendone le immense potenzialità e le
esigenze dei loro clienti, Apple mette su il primo servizio
"legale" di distribuzione di musica on-line (i-tunes) con
decine di milioni di brani venduti in brevissimo tempo.
Mettendo in evidenza una domanda del tutto
insoddisfatta da parte delle majors. La risposta, un po'
tardiva del mondo Windows, è dovuta alla piattaforma OD2, in
cui c'è ancora una volta, lo zampino di Microsoft. In
entrambi i casi, il pallino è in mano a società informatiche
(Apple e Microsoft) e non alle majors.
Morale della favola: le majors perdono il controllo del
mercato della musica on-line.
E a tale argomentazione lei cosa risponde? Ecco:
FIMI: perchè avrebbero dovuto controllare la distribuzione
online ? Le case discografiche posseggono i negozi Virgin o
Fnac ? Posseggono la distribuzione nelle edicole ? Non mi
risulta.
Beh, ne parli con il dr. Rosi...
Potrei continuare con altri passaggi ma mi fermo qui. Mi
sembra abbastanza evidente che l'approccio della BMG Ricordi
sia diametralmente opposto al suo. Ho trovato invece curioso
che lei abbia trovato interessante l'intervista del dr. Rosi
che contiene diversi concetti presenti nel mio intervento,
definiti da lei "certezze che fanno acqua" o "improvvide
conclusioni". Posso concludere che i suoi giudizi sulle idee
dipendono maggiormente da CHI le espone piuttosto che da
COSA si espone?
Ho voluto ricordare tali dettagli per sottoporre agli amici
lettori del forum quello che è un mio dubbio: è possibile
vedere nelle parole del dr. Rosi un timido cambio di
strategia nelle majors?
Sinora l'unica strategia da loro seguita è stata di
chiedere (ed ottenere) un inasprimento della legislazione
contro gli utenti del file sharing. Tale strategia ha
avuto in lei un perfetto Torquemada. Ed ovviamente, non è
stato un caso che la FIMI abbia scelto lei come direttore
generale per questa fase: mi sembra di aver capito da
qualche ricerca in rete che la pirateria sia davvero la sua
specialità, avendo prima ricoperto la carica di
coordinatore anti-pirateria della BSA (Business Software
Alliance) e poi quella di presidente della FPM (Federazione
contro la Pirateria Musicale). Insomma, il classico uomo
giusto al posto giusto, nella speranza che lei riuscisse a
ripetere gli indubbi successi repressivi ottenuti con la
legislazione sul software (dove si va in galera "per trarne
profitto" piuttosto che "per scopo di lucro").
Tant'è che la ineffabile legge Urbani porta sicuramente il
suo marchio di fabbrica. Da un certo punto di vista,
sicuramente un capolavoro di lobby in azione. Quello che mi
chiedo è se le "aperture" del dr. Rosi sono o no il preludio
ad una nuova fase delle case discografiche in cui si allenta
la morsa sulla richiesta ossessiva di sanzioni penali e si
cerca un nuovo rapporto, meno conflittuale, con i propri
clienti.
Dai suoi interventi e dalle sue iniziative (l'ultima delle
quali è la patetica petizione degli "artisti" contro il peer
to peer) direi di no. Ma credo nei prossimi mesi capiremo
meglio: se lei verrà promosso ad altro incarico sapremo che
la fase più oscurantista dell'industria musicale si è
chiusa. Senza offesa naturalmente. Anzi, con gli auguri di
una luminosa carriera, altrove.
Cordialità.
inizio a credere che questo dialogo sul popolodellarete.it
tra FIMI e utenti risulti piuttosto sterile. Sospetto che
il suo principale scopo sia quello di usare questo spazio
come pura cassa di risonanza per la martellante campagna
propagandistica da tempo avviata dalle majors sulle solite
tesi forcaiole, ed amplificata in questi ultimi giorni
probabilmente per creare "efficaci" pressioni sul Parlamento
dove si stanno discutendo le modifiche alla legge Urbani,
A supporto, riporto alcune delle notizie comparse solo
nell'ultima settimana:
- RIAA: subito illegale tutto il P2P
- P2P? Un rischio pornopedofilo
- Le major contro il P2P legale canadese
- Contro il P2P 60 artisti italiani
- MPAA: scaricano film, non vanno al cinema
Ciò non mi sembra molto coerente con lo spirito di questo
forum che dovrebbe (cito letteralmente dall'annuncio)
"tentare di costruire proposte, generare nuove idee e
sviluppare progetti / iniziative positivi per tutti". A
differenza di quanto invece espsoto dal responsabile di
Business Development della BMG Ricordi, Andrea Rosi, che ha
fatto delle dichiarazioni finalmente un po' interessanti ed
innovative.
Per meglio capire, gliele riporto letteralmente:
... questo settore dove c'è una grandissima difficoltà a
portare innovazione. Sembrerà assurdo ma è così e questa è
una delle cause per cui l'industria è in grave ritardo
rispetto alla tecnologia.
Questa è un'industria che dal punto di vista distributivo
negli ultimi 35 anni ha cambiato solo il tipo di plastica
sulla quale distribuire i propri asset.
Una cosa assurda e ridicola è che l'industria discografica,
contrariamente ad altri settori dell'entertainment, ha un
pessimo rapporto con i propri consumatori.
... quando ci fu l'introduzione della tecnologia di
compressione della musica in digitale, l'industria mise un
muro nonostante i 70 milioni di utenti di Napster in un anno.
Le parole sono sicuramente differenti ma i concetti non si
discostano molto da quanto le scrivevo in un precedente
intervento ("Battaglie e guerre"):
Intorno al 2000 in rete iniziano ad affermarsi dei modelli
distributivi estremamente innovativi che cambiano dalle
radici le modalità con cui fruire la musica. I casi più noti
sono quelli di Napster e mp3.com che conquistano milioni di
consumatori. Napster viene costretta a chiudere dalle majors
che rifiutano di negoziare degli accordi per "legalizzare"
il modello diffuso da Napster, distruggendo così in pochi
mesi il più grande mercato di musica dopo MTV.
E lei cosa risponde? Ecco:
FIMI: Napster era un modello di business, peraltro con alle
spalle grossi finanziatori che pretendeva di imporre un modello
sulla base di un principio che era sconfitto in partenza:
siccome ho inventato questo sistema, gli altri si adattino.
La invito a leggere con attenzione la sentenza del giudice
Patel in merito, una che non è stata tenera con le case
discografiche ma che ha scritto cose molto significative
nella sua sentenza. Tutti leggono i giornali ma pochi di
solito si prendono la briga di andare a fondo.
La solita posizione leguleia, molto differente, mi sembra,
rispetto a quella del dr. Rosi (cioè di un suo
rappresentato).
Ma dove questa divaricazione raggiunge il massimo è in
questo passaggio:
ad esempio sulla distribuzione via Internet, la "chiave nella
toppa" non l'ha messa l'industria ma l'ha messa Apple.
Questa è la cosa assurda: c'è voluta un'industria che produce
hardware per dimostrare che questo, in termini pratici, è un
potenziale di business enorme."
Sempre in quell'intervento io le scrivevo:
Mentre le majors erano impegnate a combattere il modello del
P2P, non comprendendone le immense potenzialità e le
esigenze dei loro clienti, Apple mette su il primo servizio
"legale" di distribuzione di musica on-line (i-tunes) con
decine di milioni di brani venduti in brevissimo tempo.
Mettendo in evidenza una domanda del tutto
insoddisfatta da parte delle majors. La risposta, un po'
tardiva del mondo Windows, è dovuta alla piattaforma OD2, in
cui c'è ancora una volta, lo zampino di Microsoft. In
entrambi i casi, il pallino è in mano a società informatiche
(Apple e Microsoft) e non alle majors.
Morale della favola: le majors perdono il controllo del
mercato della musica on-line.
E a tale argomentazione lei cosa risponde? Ecco:
FIMI: perchè avrebbero dovuto controllare la distribuzione
online ? Le case discografiche posseggono i negozi Virgin o
Fnac ? Posseggono la distribuzione nelle edicole ? Non mi
risulta.
Beh, ne parli con il dr. Rosi...
Potrei continuare con altri passaggi ma mi fermo qui. Mi
sembra abbastanza evidente che l'approccio della BMG Ricordi
sia diametralmente opposto al suo. Ho trovato invece curioso
che lei abbia trovato interessante l'intervista del dr. Rosi
che contiene diversi concetti presenti nel mio intervento,
definiti da lei "certezze che fanno acqua" o "improvvide
conclusioni". Posso concludere che i suoi giudizi sulle idee
dipendono maggiormente da CHI le espone piuttosto che da
COSA si espone?
Ho voluto ricordare tali dettagli per sottoporre agli amici
lettori del forum quello che è un mio dubbio: è possibile
vedere nelle parole del dr. Rosi un timido cambio di
strategia nelle majors?
Sinora l'unica strategia da loro seguita è stata di
chiedere (ed ottenere) un inasprimento della legislazione
contro gli utenti del file sharing. Tale strategia ha
avuto in lei un perfetto Torquemada. Ed ovviamente, non è
stato un caso che la FIMI abbia scelto lei come direttore
generale per questa fase: mi sembra di aver capito da
qualche ricerca in rete che la pirateria sia davvero la sua
specialità, avendo prima ricoperto la carica di
coordinatore anti-pirateria della BSA (Business Software
Alliance) e poi quella di presidente della FPM (Federazione
contro la Pirateria Musicale). Insomma, il classico uomo
giusto al posto giusto, nella speranza che lei riuscisse a
ripetere gli indubbi successi repressivi ottenuti con la
legislazione sul software (dove si va in galera "per trarne
profitto" piuttosto che "per scopo di lucro").
Tant'è che la ineffabile legge Urbani porta sicuramente il
suo marchio di fabbrica. Da un certo punto di vista,
sicuramente un capolavoro di lobby in azione. Quello che mi
chiedo è se le "aperture" del dr. Rosi sono o no il preludio
ad una nuova fase delle case discografiche in cui si allenta
la morsa sulla richiesta ossessiva di sanzioni penali e si
cerca un nuovo rapporto, meno conflittuale, con i propri
clienti.
Dai suoi interventi e dalle sue iniziative (l'ultima delle
quali è la patetica petizione degli "artisti" contro il peer
to peer) direi di no. Ma credo nei prossimi mesi capiremo
meglio: se lei verrà promosso ad altro incarico sapremo che
la fase più oscurantista dell'industria musicale si è
chiusa. Senza offesa naturalmente. Anzi, con gli auguri di
una luminosa carriera, altrove.
Cordialità.