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View Full Version : Strategie


chartitalia
21-07-2004, 09:54
Dr. Mazza,
inizio a credere che questo dialogo sul popolodellarete.it
tra FIMI e utenti risulti piuttosto sterile. Sospetto che
il suo principale scopo sia quello di usare questo spazio
come pura cassa di risonanza per la martellante campagna
propagandistica da tempo avviata dalle majors sulle solite
tesi forcaiole, ed amplificata in questi ultimi giorni
probabilmente per creare "efficaci" pressioni sul Parlamento
dove si stanno discutendo le modifiche alla legge Urbani,

A supporto, riporto alcune delle notizie comparse solo
nell'ultima settimana:
- RIAA: subito illegale tutto il P2P
- P2P? Un rischio pornopedofilo
- Le major contro il P2P legale canadese
- Contro il P2P 60 artisti italiani
- MPAA: scaricano film, non vanno al cinema

Ciò non mi sembra molto coerente con lo spirito di questo
forum che dovrebbe (cito letteralmente dall'annuncio)
"tentare di costruire proposte, generare nuove idee e
sviluppare progetti / iniziative positivi per tutti". A
differenza di quanto invece espsoto dal responsabile di
Business Development della BMG Ricordi, Andrea Rosi, che ha
fatto delle dichiarazioni finalmente un po' interessanti ed
innovative.

Per meglio capire, gliele riporto letteralmente:

... questo settore dove c'è una grandissima difficoltà a
portare innovazione. Sembrerà assurdo ma è così e questa è
una delle cause per cui l'industria è in grave ritardo
rispetto alla tecnologia.


Questa è un'industria che dal punto di vista distributivo
negli ultimi 35 anni ha cambiato solo il tipo di plastica
sulla quale distribuire i propri asset.


Una cosa assurda e ridicola è che l'industria discografica,
contrariamente ad altri settori dell'entertainment, ha un
pessimo rapporto con i propri consumatori.


... quando ci fu l'introduzione della tecnologia di
compressione della musica in digitale, l'industria mise un
muro nonostante i 70 milioni di utenti di Napster in un anno.


Le parole sono sicuramente differenti ma i concetti non si
discostano molto da quanto le scrivevo in un precedente
intervento ("Battaglie e guerre"):


Intorno al 2000 in rete iniziano ad affermarsi dei modelli
distributivi estremamente innovativi che cambiano dalle
radici le modalità con cui fruire la musica. I casi più noti
sono quelli di Napster e mp3.com che conquistano milioni di
consumatori. Napster viene costretta a chiudere dalle majors
che rifiutano di negoziare degli accordi per "legalizzare"
il modello diffuso da Napster, distruggendo così in pochi
mesi il più grande mercato di musica dopo MTV.

E lei cosa risponde? Ecco:

FIMI: Napster era un modello di business, peraltro con alle
spalle grossi finanziatori che pretendeva di imporre un modello
sulla base di un principio che era sconfitto in partenza:
siccome ho inventato questo sistema, gli altri si adattino.
La invito a leggere con attenzione la sentenza del giudice
Patel in merito, una che non è stata tenera con le case
discografiche ma che ha scritto cose molto significative
nella sua sentenza. Tutti leggono i giornali ma pochi di
solito si prendono la briga di andare a fondo.

La solita posizione leguleia, molto differente, mi sembra,
rispetto a quella del dr. Rosi (cioè di un suo
rappresentato).

Ma dove questa divaricazione raggiunge il massimo è in
questo passaggio:

ad esempio sulla distribuzione via Internet, la "chiave nella
toppa" non l'ha messa l'industria ma l'ha messa Apple.
Questa è la cosa assurda: c'è voluta un'industria che produce
hardware per dimostrare che questo, in termini pratici, è un
potenziale di business enorme."

Sempre in quell'intervento io le scrivevo:

Mentre le majors erano impegnate a combattere il modello del
P2P, non comprendendone le immense potenzialità e le
esigenze dei loro clienti, Apple mette su il primo servizio
"legale" di distribuzione di musica on-line (i-tunes) con
decine di milioni di brani venduti in brevissimo tempo.
Mettendo in evidenza una domanda del tutto
insoddisfatta da parte delle majors. La risposta, un po'
tardiva del mondo Windows, è dovuta alla piattaforma OD2, in
cui c'è ancora una volta, lo zampino di Microsoft. In
entrambi i casi, il pallino è in mano a società informatiche
(Apple e Microsoft) e non alle majors.
Morale della favola: le majors perdono il controllo del
mercato della musica on-line.

E a tale argomentazione lei cosa risponde? Ecco:

FIMI: perchè avrebbero dovuto controllare la distribuzione
online ? Le case discografiche posseggono i negozi Virgin o
Fnac ? Posseggono la distribuzione nelle edicole ? Non mi
risulta.

Beh, ne parli con il dr. Rosi...
Potrei continuare con altri passaggi ma mi fermo qui. Mi
sembra abbastanza evidente che l'approccio della BMG Ricordi
sia diametralmente opposto al suo. Ho trovato invece curioso
che lei abbia trovato interessante l'intervista del dr. Rosi
che contiene diversi concetti presenti nel mio intervento,
definiti da lei "certezze che fanno acqua" o "improvvide
conclusioni". Posso concludere che i suoi giudizi sulle idee
dipendono maggiormente da CHI le espone piuttosto che da
COSA si espone?

Ho voluto ricordare tali dettagli per sottoporre agli amici
lettori del forum quello che è un mio dubbio: è possibile
vedere nelle parole del dr. Rosi un timido cambio di
strategia nelle majors?

Sinora l'unica strategia da loro seguita è stata di
chiedere (ed ottenere) un inasprimento della legislazione
contro gli utenti del file sharing. Tale strategia ha
avuto in lei un perfetto Torquemada. Ed ovviamente, non è
stato un caso che la FIMI abbia scelto lei come direttore
generale per questa fase: mi sembra di aver capito da
qualche ricerca in rete che la pirateria sia davvero la sua
specialità, avendo prima ricoperto la carica di
coordinatore anti-pirateria della BSA (Business Software
Alliance) e poi quella di presidente della FPM (Federazione
contro la Pirateria Musicale). Insomma, il classico uomo
giusto al posto giusto, nella speranza che lei riuscisse a
ripetere gli indubbi successi repressivi ottenuti con la
legislazione sul software (dove si va in galera "per trarne
profitto" piuttosto che "per scopo di lucro").

Tant'è che la ineffabile legge Urbani porta sicuramente il
suo marchio di fabbrica. Da un certo punto di vista,
sicuramente un capolavoro di lobby in azione. Quello che mi
chiedo è se le "aperture" del dr. Rosi sono o no il preludio
ad una nuova fase delle case discografiche in cui si allenta
la morsa sulla richiesta ossessiva di sanzioni penali e si
cerca un nuovo rapporto, meno conflittuale, con i propri
clienti.

Dai suoi interventi e dalle sue iniziative (l'ultima delle
quali è la patetica petizione degli "artisti" contro il peer
to peer) direi di no. Ma credo nei prossimi mesi capiremo
meglio: se lei verrà promosso ad altro incarico sapremo che
la fase più oscurantista dell'industria musicale si è
chiusa. Senza offesa naturalmente. Anzi, con gli auguri di
una luminosa carriera, altrove.

Cordialità.

Enzo Mazza
21-07-2004, 15:12
Dai suoi interventi e dalle sue iniziative (l'ultima delle
quali è la patetica petizione degli "artisti" contro il peer
to peer) direi di no. Ma credo nei prossimi mesi capiremo
meglio: se lei verrà promosso ad altro incarico sapremo che
la fase più oscurantista dell'industria musicale si è
chiusa. Senza offesa naturalmente. Anzi, con gli auguri di
una luminosa carriera, altrove.
Cordialità.

lei è un gran simpaticone, si riempie la bocca di e-democracy ed altre amenità del genere e poi però passa il tempo ad insultare. E' patetica la petizione, io dovrei andarmene, il forum è sterile, ogni affermazione mia è "propaganda", ecc.

Io le ho forse detto o scritto che le sue considerazioni sono patetiche o che il sito hitparade è inutile ?

Abbiamo scelto di offrire qui in maniera trasparente il punto di vista dell'industria che non pretende di essere quello giusto ovviamente. Lei è libero di pensarla diversamente e di evidenziare altre posizioni, ma si risparmi gli aggettivi inutilmente insultanti e denigranti del ruolo altrui perchè non ne ha proprio titolo.
Aggiungo che le posizioni espresse da Rosi sono esattamente quelle che emergono in decine di interviste di responsabili di aziende discografiche non solo multinazionali e che sono perfettamente in linea con la strategia dell'industria discografica che ha due obiettivi, che mi sembra emergano anche nell'intervista di Rosi:

-combattere la distribuzione illegale di musica, sia essa offline che online
-far emergere un mercato legittimo per la distribuzione di musica nelle reti digitali

Questi due concetti possono avere diverse declinazioni più o meno sofisticate ma alla fine è ciò che pensiamo tutti

chartitalia
23-07-2004, 10:27
Dr. Mazza,
intanto mi spiace, sinceramente, che nei miei interventi intraveda solo
insulti e denigrazioni. Essendo mediamente articolati contengono un po'
di tutto, ed anche dei chiari riconoscimenti dell'eccellente lavoro da
lei svolto sinora. Che poi questo lavoro (inasprimenti legali e
lobbismo) sia stato a tutto vantaggio dei suoi rappresentati e non degli
utenti finali è nella logica delle cose. Certo, come utente finale, non
ne sono contento e lo esprimo a mio modo.

Dopodichè mi sfugge la logica per cui i miei aggettivi risultano
insultanti e denigranti mentre i suoi giudizi, spesso offensivi, sulle
mie considerazioni sono solo delle opinioni. Ma non me ne sono mai
curato considerandolo un po' un gioco delle parti, e preferendo
utilizzare lo scarso tempo a disposizione per affrontare varie
tematiche, cosa che mi sembra maggiormente proficua.

Da parte mia cercherò di utilizzare meno aggettivi possibili. Non prima
di ribadire che l'ammiro per il coraggio di aver accettato il confronto
su questo forum ospitato nella tana dei lupi più o meno cattivi (per
inciso, complimenti a lupocattivo per i suoi interventi misurati, a
dispetto del suo nick).

Ciò detto, questa volta vorrei trattare di un argomento su cui dovremmo
riuscire a raccogliere diverse convergenze: quello della pirateria. Sì,
la pirateria, quella cui fa riferimento questo incipit:
"Commercial piracy of physical formats once again plagued the recording
industry in 2003, accounting for an estimated US$4.5 billion in illegal
sales worldwide."

Probabilmente l'avrà riconosciuto. E' il report intitolato "The
recording industry commercial piracy report 2004", appena pubblicato dalla
IFPI, cioè l'organizzazione world-wide di tutti i discografici mondiali
e che si può trovare per intero a questo indirizzo:
http://www.ifpi.org/site-content/library/piracy2004.pdf

Insomma IL vostro report. Che in sostanza riconosce che la pirateria che
fa davvero male all'industria è quella a scopo di lucro che smercia
copie contraffatte. Certo, Lapalice non avrebbe potuto fare di meglio. E
come la gran parte di quegli altri "pirati", i "pirati informatici",
vanno dicendo da tempo, e contro cui state concentrando tutti i vostri
sforzi. Utilizzando tutto l'immenso potere di lobby di cui disponete per
inasprire le normative contro gli utenti, per poi scoprire, come il
report ammette, che la legislazione contro tale pirateria è inadeguata.
Come sa, da queste parti si è piuttosto ingenui e ci si chiede: ma non è
che l'industria discografica abbia sbagliato bersaglio? Insomma, non è
che ancora una volta stiano sbagliando strategie?

E come non pensarlo quando si leggono cose tipo questa, estratta
letteralmente dal comunicato con cui lei ha esordito su questo forum:
"d. riteniamo tale misura [ndr: quella di mandare in galera chi scambia
file in rete] di particolare importanza per tutto il settore della
proprietà intellettuale, l’unica in sostanza in grado di colpire quei
soggetti che commettono violazioni su larga scala e che, pur non
svolgendo attività commerciali con fini di lucro, arrecano danni
all’industria a volte più rilevanti del traffico illecito di prodotti
contraffatti"

Vorrei leggere la pubblicazione di questo report come un cambio di
strategia dell'industria musicale. Ammesso che non sia troppo tardi: a
leggere le reazioni degli utenti di Punto Informatico dove la notizia
del report è stata ripresa, risulta evidente come stiate perdendo la
battaglia delle comunicazioni. Anche a prescindere da qualche
"estremista" che afferma che i veri pirati sono la RIIA e la SIAE. Il
tono generale propende addirittura più a favore della pirateria che dei
discografici. Certo, si può liquidare il tutto liquidando tali ostilità
attribuendoli ad una sparuta minoranza. E fareste l'ennesimo errore:
tale minoranza è solo l'avanguardia del grosso dell'esercito, che poi è
quello che acquista i dischi, alle condizioni economiche alla sua
portata, rivolgendosi al "mercato" maggiormente compatibile con le
proprie condizioni economiche.

Ok, non voglio insistere nell'evidenziare i punti di divergenza. E
vorrei concludere questo intervento all'insegna dell'ingenuità. Provi ad
ipotizzare uno scenario per assurdo: immagini che la FIMI utilizzi il
suo potere di lobby per dissuadere i senatori "giapponesi" Valditara,
Compagna e Gaburro (AN e UDC) dal continuare una guerra ormai persa,
esortandoli a ritirare gli emendamenti presentati per sabotare le
modifiche alla legge Urbani. Pensi al colpo di teatro: la SIAE
resterebbe con il cerino in mano e tutto il malcontento si
focalizzerebbe su questo ente davvero singolare.

E questa estate, sentendo qualche altoparlante che trasmette un pezzo di
Biagio Antonacci magari non cerco di allontanarmi disgustato pensando
che è uno che vuole mandare in galera i suoi fan, o quantomeno,
spremerli come un limone.

Va beh, era solo un ragionamento per assurdo...

Un saluto ai tanti utenti di questo forum che hanno iniziato a renderlo interessante.

Enzo Mazza
26-07-2004, 09:30
Ciò detto, questa volta vorrei trattare di un argomento su cui dovremmo
riuscire a raccogliere diverse convergenze: quello della pirateria. Sì,
la pirateria, quella cui fa riferimento questo incipit:
"Commercial piracy of physical formats once again plagued the recording
industry in 2003, accounting for an estimated US$4.5 billion in illegal
sales worldwide."

Probabilmente l'avrà riconosciuto. E' il report intitolato "The
recording industry commercial piracy report 2004", appena pubblicato dalla
IFPI, cioè l'organizzazione world-wide di tutti i discografici mondiali
e che si può trovare per intero a questo indirizzo:
http://www.ifpi.org/site-content/library/piracy2004.pdf

Insomma IL vostro report. Che in sostanza riconosce che la pirateria che
fa davvero male all'industria è quella a scopo di lucro che smercia
copie contraffatte. Certo, Lapalice non avrebbe potuto fare di meglio. E
come la gran parte di quegli altri "pirati", i "pirati informatici",
vanno dicendo da tempo, e contro cui state concentrando tutti i vostri
sforzi. Utilizzando tutto l'immenso potere di lobby di cui disponete per
inasprire le normative contro gli utenti, per poi scoprire, come il
report ammette, che la legislazione contro tale pirateria è inadeguata.
Come sa, da queste parti si è piuttosto ingenui e ci si chiede: ma non è
che l'industria discografica abbia sbagliato bersaglio? Insomma, non è
che ancora una volta stiano sbagliando strategie?

Forse non ha letto bene altri miei interventi, anche su questo forum. Gli sforzi dell'industria, come può leggere nel report di IFPI (che offre anche alcuni dettagli sull'Italia), sono prevalentemente concentrati sulla pirateria commerciale e su questo non c'è alcun dubbio. Ogni giorno avvengono sequestri e operazioni antipirateria, anche con il contributo di FPM (Federazione contro la pirateria musicale). Anzi, sia sul sito di FIMI, sia di FPM può leggere e scaricare interessantri dati e notizie su tale attività.

Per esempio tra i comunicati

http://www.fimi.it/elenco_doc.asp?idtipo_documento=3

Oppure qui

http://www.fimi.it/profilo_fpm.asp#1

Quindi non si preoccupi che tale azione resta prioritaria. Detto questo, come già più volte ripetuto, esiste un crescente fenomeno di distribuzione illegale online che stiamo contrastando, sia con attività di denuncia e con azioni legali, sia sul fronte legislativo.
Proprio in questi giorni abbiamo segnalato nuovi episodi di diffusione di materiale illecito su varie reti e non si tratta certo di ragazzini che si scambiano due file dei loro artisti preferiti. Questa azione è parallela a quella che contrasta la pirateria tradizionale.



E come non pensarlo quando si leggono cose tipo questa, estratta
letteralmente dal comunicato con cui lei ha esordito su questo forum:
"d. riteniamo tale misura [ndr: quella di mandare in galera chi scambia
file in rete] di particolare importanza per tutto il settore della
proprietà intellettuale, l’unica in sostanza in grado di colpire quei
soggetti che commettono violazioni su larga scala e che, pur non
svolgendo attività commerciali con fini di lucro, arrecano danni
all’industria a volte più rilevanti del traffico illecito di prodotti
contraffatti"

Le ho appena chiarito che vi sono prove di rilevanti attività illecite tramite le reti p2p che causano danni rilevanti e come tale vengono perseguite senza assolutamente ridurre la pressione sul fronte tradizionale. In tale contesto le inziative intraprese contro alcuni uploader e contro alcuni server openap lo hanno confermato.

http://www.fimi.it/dettaglio_documento.asp?id=431&idtipo_documento=1



Vorrei leggere la pubblicazione di questo report come un cambio di
strategia dell'industria musicale.

Forse non ha consultato bene il sito di IFPI, con tutti i comunicati e i report e magari anche quello della RIAA, la lotta alla pirateria tradizionale è "business as usual", ed è in corso da anni. Il cambio di strategia è casomai l'aggiunta del fronte internet all'azione di contrasto.



Ammesso che non sia troppo tardi: a
leggere le reazioni degli utenti di Punto Informatico dove la notizia
del report è stata ripresa, risulta evidente come stiate perdendo la
battaglia delle comunicazioni. Anche a prescindere da qualche
"estremista" che afferma che i veri pirati sono la RIIA e la SIAE. Il
tono generale propende addirittura più a favore della pirateria che dei
discografici. Certo, si può liquidare il tutto liquidando tali ostilità
attribuendoli ad una sparuta minoranza. E fareste l'ennesimo errore:
tale minoranza è solo l'avanguardia del grosso dell'esercito, che poi è
quello che acquista i dischi, alle condizioni economiche alla sua
portata, rivolgendosi al "mercato" maggiormente compatibile con le
proprie condizioni economiche.

I dati sulla crescita delle vendite legali via internet mostrano che la strategia sta pagando. Offerta legale accompagnata da azioni giudiziarie e campagne di sensibilizzazione stanno portando molti consumatori verso la piattaforme legali e questo processo è inevitabile. Quindi nessuna fuga di clienti ma al contrario, forte appeal delle nuove offerte che "dragano" consumatori dal mondo dell'illegalità verso le piattaforme online. Questo dicono i dati veri, quelli fatti con analisi statistiche approfondite e non con istant poll sui dieci navigatori di un sito o con i post lasciati su siti di argomento high tech


Ok, non voglio insistere nell'evidenziare i punti di divergenza. E
vorrei concludere questo intervento all'insegna dell'ingenuità. Provi ad
ipotizzare uno scenario per assurdo: immagini che la FIMI utilizzi il
suo potere di lobby per dissuadere i senatori "giapponesi" Valditara,
Compagna e Gaburro (AN e UDC) dal continuare una guerra ormai persa,
esortandoli a ritirare gli emendamenti presentati per sabotare le
modifiche alla legge Urbani. Pensi al colpo di teatro: la SIAE
resterebbe con il cerino in mano e tutto il malcontento si
focalizzerebbe su questo ente davvero singolare.


Lei offre sempre un particolare concetto di democrazia. Va tutto bene se le danno ragione, mentre se le cose vanno in senso opposto subito parla di sabotaggio o altro. Per lei le modifiche alla legge Urbani sono giuste, per me no. Abbiamo presentato alcuni giusti (dal nostro punto di vista) compromessi, e quindi non vedo il problema.


E questa estate, sentendo qualche altoparlante che trasmette un pezzo di
Biagio Antonacci magari non cerco di allontanarmi disgustato pensando
che è uno che vuole mandare in galera i suoi fan, o quantomeno,
spremerli come un limone.

Va beh, era solo un ragionamento per assurdo...

Un saluto ai tanti utenti di questo forum che hanno iniziato a renderlo interessante.

Mi deve spiegare dove, nella petizione degli artisti, parlano di mandare in galera un fan.

Kenosh
28-07-2004, 23:08
Le ho appena chiarito che vi sono prove di rilevanti attività illecite tramite le reti p2p che causano danni rilevanti e come tale vengono perseguite senza assolutamente ridurre la pressione sul fronte tradizionale. In tale contesto le inziative intraprese contro alcuni uploader e contro alcuni server openap lo hanno confermato.


Il suo GRAVE errore di fondo è considerare che tutti i file scambiati corrispondano a mancati guadagni.
Non avete mai considerato la possibilità che la maggior parte di ciò che si scarica sono cose che non si sarebbero comprate in ogni caso?
Avete mai pensato che il budget dei vostri clienti tipo (che non sono i poveri milionari dei cantanti che poverini si vedono rubare intere manciate di euro) è limitato e che dove l'inflazione in questi 2-3 anni ha raggiunto tassi dell'80% 90% è proprio nei posti riservati ai giovani (pub pizzerie discoteche cinema etc...) mentre lo stipendio nostro o dei genitori è cresciuto con un inflazione calcolata del 2-3 % ? E che quindi dopo un tot di acquisti legale l'alternativa non è tra comprare o scaricare, ma tra scaricare o restare senza (che quindi a voi non causa NESSUN danno, anzi se si masterizzano su cd avete il pizzo della siae come guadagno EXTRA? (sempre che la siae vi dia qualcosa...))

Lei pensa veramente che se in rete circolano 1 milione di file "pirati" (del valore ipotetico di 1 euro, tanto per fare un esempio) ciò corrisponde a 1 milione di entrate perse?

P.S.
OK, il tono è polemico, e dico subito che non ce l'ho con lei in particolare ma con il sistema del copyright in generale.

Enzo Mazza
29-07-2004, 10:11
Il suo GRAVE errore di fondo è considerare che tutti i file scambiati corrispondano a mancati guadagni.
Non avete mai considerato la possibilità che la maggior parte di ciò che si scarica sono cose che non si sarebbero comprate in ogni caso?
Avete mai pensato che il budget dei vostri clienti tipo (che non sono i poveri milionari dei cantanti che poverini si vedono rubare intere manciate di euro) è limitato e che dove l'inflazione in questi 2-3 anni ha raggiunto tassi dell'80% 90% è proprio nei posti riservati ai giovani (pub pizzerie discoteche cinema etc...) mentre lo stipendio nostro o dei genitori è cresciuto con un inflazione calcolata del 2-3 % ? E che quindi dopo un tot di acquisti legale l'alternativa non è tra comprare o scaricare, ma tra scaricare o restare senza (che quindi a voi non causa NESSUN danno, anzi se si masterizzano su cd avete il pizzo della siae come guadagno EXTRA? (sempre che la siae vi dia qualcosa...))

Lei pensa veramente che se in rete circolano 1 milione di file "pirati" (del valore ipotetico di 1 euro, tanto per fare un esempio) ciò corrisponde a 1 milione di entrate perse?



MAI detto che ad ogni copia pirata corrisponda una mancata vendita, ho SEMPRE detto che vi sono danni rilevanti causati dalla pirateria e in ogni caso, lo ribadisco ancora, il problema oggi sul p2p NON è quello di chi si scarica un brano saltuariamente, ma colui che CONDIVIDE o METTE A DISPOSIZIONE centinaia o migliaia di file con un'attività sistematica e costante. L'insieme di questi soggetti costituiscono una fonte rilevante di materiale illecito che finisce per creare un enorme freno allo sviluppo di un'offerta legale. Sul fatto che il budget del cliente medio debba sacrificare l'acquisto di un disco (che oggi si trovano a tutti prezzi, soprattutto sul fronte del catalogo) perchè così può mangiarsi una pizza non sono d'accordo. Proviamo a fare l'esempio contrario. vado in negozio e mi compro un disco e dalla pizzeria esco senza pagare. Come finirà ?
Oggi c'è chi scarica perchè trova facile e gratuito ciò che in altri settori non è accessibile con la stessa facilità e sicurezza di farla franca.

Kenosh
29-07-2004, 13:57
MAI detto che ad ogni copia pirata corrisponda una mancata vendita .
Non lo avrà mai detto lei esplicitamente, ma è quello che si capisce dai vostri discorsi e dalle vostre statistiche (soprattutto dei suoi colleghi americani). E soprattutto sembra sia quello che fate quando dovete snocciolare i conti delle vostre perdite ai politici di turno.


ho SEMPRE detto che vi sono danni rilevanti causati dalla pirateria e in ogni caso, lo ribadisco ancora, il problema oggi sul p2p NON è quello di chi si scarica un brano saltuariamente, ma colui che CONDIVIDE o METTE A DISPOSIZIONE centinaia o migliaia di file con un'attività sistematica e costante.
Ok, sono d'accordo, ma la legge come è adesso non fa distinzione tra chi fa scaricare molto e chi lo fa saltuariamente. Inoltre lei sembra insistere nel fatto che scaricare e far scaricare siano due fatti distinti e separati, mentre nei software di p2p più comuni (come emule/edonkey o bittorrent) non si ha possibilità di scelta, anche non condividendo niente si fa sempre scaricare agli altri almeno il file che si sta scaricando. E la legge nella sua formulazione non fa distinzione. Si rischia di andare in galera anche per un file.

L'insieme di questi soggetti costituiscono una fonte rilevante di materiale illecito che finisce per creare un enorme freno allo sviluppo di un'offerta legale.
D'accordo

Sul fatto che il budget del cliente medio debba sacrificare l'acquisto di un disco (che oggi si trovano a tutti prezzi, soprattutto sul fronte del catalogo) perchè così può mangiarsi una pizza non sono d'accordo. Proviamo a fare l'esempio contrario. vado in negozio e mi compro un disco e dalla pizzeria esco senza pagare. Come finirà ?
Oggi c'è chi scarica perchè trova facile e gratuito ciò che in altri settori non è accessibile con la stessa facilità e sicurezza di farla franca.

L'esempio non è giusto. Quello corretto è che mi compro un disco e la pizza me la faccio in casa senza causare danno diretto alla pizzeria (tranne ovvviamente il mancato guadagno di non esserci andato ).
Per fortuna non c'è il copyright sulla pizza sennò fareste una legge per proibirla di farla in casa... :D