admin
29-06-2004, 09:56
Popolodellarete.it è lieto di pubblicare una breve intervista fatta a Massimo Mantellini blogger molto apprezzato e, da anni, acuto osservatore di Internet.
Il blog di Massimo è: http://www.mantellini.it/
1) Qual è la Tua opinione sul fenomeno del file sharing? Credi che provochi una danno diretto agli artisti (in termini economici)?
Io credo che il file sharing sia una sorta di sinonimo della rete internet come molte persone l'hanno sempre intesa. Un luogo di comunicazione e scambio fra pari. Così era la Internet di un decennio fa, così in parte - solo in parte - è la rete dei protocolli P2P. Quanto al danno per gli artisti legato al file sharing credo esista e sia destinato ad incrementarsi. Per questo è urgente che le cose cambino il più velocemente possibile. E certo il cambiamento non potrà essere quello voluto da chi vorrebbe cancellare la condivisione in rete.
2) Quali sono le possibili soluzioni per riuscire a conciliare da un lato la libertà (e la privacy) degli utenti di usare nuove tecnologie e dall'altro il lavoro degli artisti?
Si discute da anni di questo. Eppure le soluzioni pratiche possibili uscite fino ad oggi si contano davvero sulle dita di una mano. Ne cito due fra quelle che hanno maggiori riscontri premettendo che si tratta di soluzioni ponte fra un sistema economico vecchio ed uno che ancora non esiste: quella di un abbonamento mensile flat che chi accede ai contenuti sotto copyright versa agli aventi diritto (in pratica l'idea sposata da EFF negli ultimi mesi) o quello, in parte già funzionante, di un rapporto - diciamo così - di mecenatismo fra artisti ed aziende che si fanno carico dei costi ricevendone in cambio pubblicità.
3) Quale sarà l'impatto della tecnologia sulla musica/cinema nei prossimi 5 anni? Come cambierà la produzione e la distribuzione? Il rapporto tra artisti e utenti?
Magari lo sapessi. Non so immaginare nemmeno cosa accadrà fra 6 mesi. La distribuzione certo dovrà cambiare, perché già oggi la struttura su cui si regge è in larga misura divenuta inutile. La produzione per esempio in campo musicale (per il cinema è tutto di segno opposto) è già oggi legata a tecnologie che sono alla portata di tutti (mentre un decennio fa la qualità delle registrazioni era legata all'uso di sale di incisione e missaggio assai costose) così la riduzione dei costi è stata scaricata sugli utenti. Il rapporto fra artisti ed utenti è invece per ora in larga misura congelato dal vigore con cui gli intermediari stanno facendo valere i loro diritti. In pratica il rapporto fra artista di punta e suoi fruitori è ostaggio delle esigenze economiche delle major. E gli introiti degli artisti anche.
4) A Tuo avviso l'attuale gerarchia di produzione, promozione e distribuzione di "Arte" riesce a soddisfare le richieste economiche degli attori coinvolti (artisti, produttori, utenti)? Quanto sarebbe fattibile e fruibile un nuovo sistema di distribuzione basato su Internet, per avvicinare i fan agli artisti?
La struttura dei contenuti "artistici" rimane oggi ad architettura violentemente piramidale. Esistono artisti di punta che guadagnano moltissimo e una larga fascia di soggetti che producono arte che guadagnano assai meno. Mentre gli editori sono forse un poco più tutelati. Il sogno della disintermediazione, vale a dire della riduzione di distanza fra chi i contenuti produce in prima persona e chi invece ne fruisce, ha ancora davanti una strada discretamente lunga la cui variabile principale è la capacità di lobbing dei grandi editori. Le leggi che un po' in tutto il mondo stanno criminalizzando il P2P sono figlie di questo desiderio (capibile) di conservare lo status quo. Quello che è in gioco non è la capacità di creare arte, emozioni e contenuti, quanto la capacità di guadagno di chi questi contenuti distribuisce. La partita si è fatta quindi dura. Mi pare pacifico che nel lungo periodo certi retaggi di un mondo che ormai sta scomparendo saranno destinati a cedere il passo. O così almeno spero.
Il blog di Massimo è: http://www.mantellini.it/
1) Qual è la Tua opinione sul fenomeno del file sharing? Credi che provochi una danno diretto agli artisti (in termini economici)?
Io credo che il file sharing sia una sorta di sinonimo della rete internet come molte persone l'hanno sempre intesa. Un luogo di comunicazione e scambio fra pari. Così era la Internet di un decennio fa, così in parte - solo in parte - è la rete dei protocolli P2P. Quanto al danno per gli artisti legato al file sharing credo esista e sia destinato ad incrementarsi. Per questo è urgente che le cose cambino il più velocemente possibile. E certo il cambiamento non potrà essere quello voluto da chi vorrebbe cancellare la condivisione in rete.
2) Quali sono le possibili soluzioni per riuscire a conciliare da un lato la libertà (e la privacy) degli utenti di usare nuove tecnologie e dall'altro il lavoro degli artisti?
Si discute da anni di questo. Eppure le soluzioni pratiche possibili uscite fino ad oggi si contano davvero sulle dita di una mano. Ne cito due fra quelle che hanno maggiori riscontri premettendo che si tratta di soluzioni ponte fra un sistema economico vecchio ed uno che ancora non esiste: quella di un abbonamento mensile flat che chi accede ai contenuti sotto copyright versa agli aventi diritto (in pratica l'idea sposata da EFF negli ultimi mesi) o quello, in parte già funzionante, di un rapporto - diciamo così - di mecenatismo fra artisti ed aziende che si fanno carico dei costi ricevendone in cambio pubblicità.
3) Quale sarà l'impatto della tecnologia sulla musica/cinema nei prossimi 5 anni? Come cambierà la produzione e la distribuzione? Il rapporto tra artisti e utenti?
Magari lo sapessi. Non so immaginare nemmeno cosa accadrà fra 6 mesi. La distribuzione certo dovrà cambiare, perché già oggi la struttura su cui si regge è in larga misura divenuta inutile. La produzione per esempio in campo musicale (per il cinema è tutto di segno opposto) è già oggi legata a tecnologie che sono alla portata di tutti (mentre un decennio fa la qualità delle registrazioni era legata all'uso di sale di incisione e missaggio assai costose) così la riduzione dei costi è stata scaricata sugli utenti. Il rapporto fra artisti ed utenti è invece per ora in larga misura congelato dal vigore con cui gli intermediari stanno facendo valere i loro diritti. In pratica il rapporto fra artista di punta e suoi fruitori è ostaggio delle esigenze economiche delle major. E gli introiti degli artisti anche.
4) A Tuo avviso l'attuale gerarchia di produzione, promozione e distribuzione di "Arte" riesce a soddisfare le richieste economiche degli attori coinvolti (artisti, produttori, utenti)? Quanto sarebbe fattibile e fruibile un nuovo sistema di distribuzione basato su Internet, per avvicinare i fan agli artisti?
La struttura dei contenuti "artistici" rimane oggi ad architettura violentemente piramidale. Esistono artisti di punta che guadagnano moltissimo e una larga fascia di soggetti che producono arte che guadagnano assai meno. Mentre gli editori sono forse un poco più tutelati. Il sogno della disintermediazione, vale a dire della riduzione di distanza fra chi i contenuti produce in prima persona e chi invece ne fruisce, ha ancora davanti una strada discretamente lunga la cui variabile principale è la capacità di lobbing dei grandi editori. Le leggi che un po' in tutto il mondo stanno criminalizzando il P2P sono figlie di questo desiderio (capibile) di conservare lo status quo. Quello che è in gioco non è la capacità di creare arte, emozioni e contenuti, quanto la capacità di guadagno di chi questi contenuti distribuisce. La partita si è fatta quindi dura. Mi pare pacifico che nel lungo periodo certi retaggi di un mondo che ormai sta scomparendo saranno destinati a cedere il passo. O così almeno spero.