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View Full Version : Intervista a ILS (Italian Linux Society)


admin
24-06-2004, 14:10
Popolodellarete.it è lieto di pubblicare una breve intervista fatta a Italian Linux Society (http://www.linux.it/ILS/); ringraziamo Michele Dalla Silvestra e i consiglieri del direttivo per il tempo dedicatoci.

1) Come interpretate l'EUCD e il suo recepimento Italiano? Pensando alla recente Legge Urbani, ma anche alla normativa sul deposito dei contenuti informatici presso le Biblioteche Nazionali, credete che il Legislatore si stia muovendo nella giusta direzione cercando di regolamentare i diritti in ambito digitale?

Riguardo alle direttive in ambito digitale (EUCD, Urbani, brevetti software, ecc.) bisogna dire che se anche fossero mossi da buone intenzioni, l'effetto che si ottiene da tali normative va a ledere parecchi interessi legittimi senza peraltro, nella maggior parte dei casi, risolvere il problema che la normativa si pone (ridurre o eliminare la violazione dei diritti d'autore).

Inoltre parecchie di queste normative contengono disposizioni tecnicamente difficili o impossibili da realizzare in pratica, che mostrano come il legislatore non abbia nessuna conoscenza della tecnologia che vuole regolamentare né abbia chiesto adeguata consulenza tecnica. Il risultato è un aumento di oneri economici e burocratici per chi opera già nel rispetto dei diritti d'autore e una difficoltà allo studio e allo sfruttamento delle nuove possibilità tecnologiche per difendere gli interessi di pochi monopoli economici.

Una analisi più dettagliata si può trovare agli URL:
http://www.linux.it/GNU/
http://www.softwarelibero.it/


2) In questi ultimi anni i fornitori di contenuti hanno spinto molto la creazione di tecnologie di Digital Rights Management, e parallelamente molti 'big' dell'Informatica hanno formato la TCPA con lo scopo di creare delle piattaforme PC più sicure; come giudicate queste iniziative? Il mercato e gli utenti necessitano di questi strumenti?

La protezione dei legittimi diritti degli autori può senz'altro avvalersi di opportune tecnologie DRM. Il problema è che di solito queste ultime non sono create per difendere gli interessi degli autori, ma per consolidare le posizioni già oggi dominanti dei grandi editori e produttori, e sono quindi metodi per cercare di rafforzare delle posizioni di monopolio, a danno del mercato e della concorrenza.

Anche l'indroduzione di barriere tecnologiche come il TCPA risponde alla medesima logica: il rafforzamento degli attuali monopoli, a danno del mercato e quindi di utenti e consumatori. Come spesso accade, gli interessi "forti" speculano sulla facile leva della "necessità di aumentare il livello di sicurezza" per giustificare manovre che hanno tutt'altri fini.

TCPA non è una tecnologia sotto il controllo dell'utente, ma del produttore, e l'utente si deve fidare, accettare come dogma che lo stesso produttore che per anni ha creato "sistemi vulnerabili ai virus" di punto in bianco gli fornisca un sistema perfettamente sicuro.


3) Quali sono le possibili soluzioni per conciliare da un lato la libertà (e la privacy) degli utenti di usare le nuove tecnologie e dall'altro lato il lavoro degli artisti e degli autori di software (sia proprietario che Libero)?

Una prima soluzione è favorire la cultura della legalità. Per promuovere Internet nei primi anni si è sempre usato il termine "gratis", con l'avvento della "banda larga" si è spesso pubblicizzata la possibilità di "scaricare musica e film", facendo credere che si possa quindi "avere gratis tutto ciò che piace".

È necessario prima di tutto insegnare agli utenti cosa si può copiare e cosa non si può copiare, e per questo è importante introdurre il software libero nella DIDATTICA scolastica in modo da fornire strumenti agli allievi e che questi ne possano disporre a casa e con gli amici nel rispetto del diritto d'autore, e se certi software scolastici sono unicamente con licenza proprietaria questi NON vanno assolutamente copiati sottobanco.

Bisogna prendere coscenza che non tutte le opere dell'ingegno sono copiabili e/o distribuibili (ad esempio musica e film), e gli stessi autori o distributori dovrebbero valutare nuove forme di guadagno (riorganizzando la distribuzione, campagne pubblicitarie, noleggi on-line, servizi aggiuntivi, ecc.) che sfruttino le potenzialità delle nuove tecnologie.

È anche necessaria una maggiore cultura informatica, in quanto i produttori di software (in particolare quello proprietario) necessitano di tenere l'utenza in un elevato livello di ignoranza, per poterla controllare meglio,
infatti se l'utente non sa i principi base del calcolatore e dei programmi che usa, lo si può facilmente indurre all'acquisto di nuovi prodotti PROMETTENDOGLI la risoluzione di malfunzionamenti o buchi di sicurezza.

Il software libero invece vuole anche incentivare nell'utente la consapevolezza di cosa sta usando, fornendogli la possibilità di studiare o modificare il software che usa, o potersi rivolgere a persone di fiducia comunque in modo non vincolante (pontendo quindi cambiare consulente senza dover fare investimenti esorbitanti in hardware, software e formazione).