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View Full Version : Intervista con Paolo De Andreis (Punto Informatico) a proposito del P2P


admin
21-06-2004, 16:43
Popolodellarete.it è lieto di pubblicare una breve intervista fatta a Paolo De Andreis.
Paolo De Andreis è dal 1996 direttore di Punto-Informatico.it (http://punto-informatico.it/index.asp)

1) Qual è la Tua opinione sul fenomeno del file sharing?
Credi che provochi una danno diretto agli artisti (in termini economici)?

Il file sharing e' l'essenza del network.
Esisteva ben prima di Napster ed e' ora sistematizzato da numerosi diversi software, come e' logico che accada.
La condivisione di file è l'ossatura dello sharing del pensiero e delle idee, e della cultura, anche quella musicale e cinematografica.
Conosco personalmente decine di persone che attraverso l'uso del peer-to-peer sono entrate in contatto con realtà culturali di cui non sospettavano l'esistenza e non credo affatto al teorema secondo cui chi usa il P2P non compra.
Chi usa il P2P semplicemente impara a scegliere.
Il calo delle vendite che le major attribuiscono al P2P è un diversivo: i profitti stellari che per decenni hanno portato a casa si scontrano ora con una maggiore consapevolezza del consumatore, che non e' piu' disposto a pagare decine di euro prodotti che spesso e volentieri sono musica di consumo destinata all'oblio nel giro di una stagione.
La condivisione delle idee di cui Internet è un motore senza precedenti è la ragione prima di questa aumentata consapevolezza.
Ed e' questo il motivo per cui la rivoluzione digitale, chiamiamola cosi', ha un appeal irresistibile per chi comprende l'impatto di certe tecnologie.
La verita' e' che il P2P è un alibi per l'assenza di idee e l'incapacità di rischiare. E non parlo solo certo della musica.
David Bowie ha profetizzato nel 2002 gli ultimi 10 anni del copyright.
Siamo all'alba del copyleft e delle nuove licenze aperte.
Penso che abbia ragione.
D'altro canto non esiste una scelta. Il file sharing non si puo' fermare e il motivo e' ovvio: una rete nasce per consentire a due o più computer (ma oggi anche telefonini, palmari ecc.) di condividere risorse.
Per fermare lo sharing occorre chiudere il network. Un'assurdita'.
Tutto questo rappresenta un danno economico?
E' possibile, perche' negarlo? Ma per quale motivo si ritiene che la rivoluzione digitale che stiamo ora iniziando a vivere possa cambiare tutto senza cambiare niente? Questo e' solo l'inizio, piaccia o meno.

2) Quali sono le possibili soluzioni per riuscire a conciliare da un lato la libertà (e la privacy) degli utenti di usare nuove tecnologie e dall'altro il lavoro degli artisti?

Via le intermediazioni.
Oggi in rete si stanno riproponendo con i jukebox "legali" le stesse dinamiche dell'off line.
Abbiamo il discografico che vende ad un super-distributore che rivende a negozianti dotati delle opportune piattaforme di vendita.
Passaggi che oggi diffondono musica "legale" a prezzi ancora troppo elevati.
Ma non ci sono soluzioni. I profitti a cui i discografici, ancor prima degli autori e degli artisti, sono abituati saranno presto un ricordo del passato.

3) Quale sarà l'impatto della tecnologia sulla musica/cinema nei prossimi 5 anni? Come cambierà la produzione e la distribuzione? Il rapporto tra artisti e utenti?

Ogni previsione e' difficile.
Ma ci sono cose che si stanno iniziando a muovere.
Progetti di produzione musicale e cinematografica distribuita, condivisa e collettiva, ad esempio. Ma anche artisti che iniziano a rivolgersi direttamente al proprio pubblico potenziale, diffondendo sempre più spesso propri brani in modo del tutto gratuito allo scopo di far conoscere la propria musica e avere il feedback degli utenti divenuti contributori.

4) A Tuo avviso l'attuale gerarchia di produzione, promozione e distribuzione di "Arte" riesce a soddisfare le richieste economiche degli attori coinvolti (artisti, produttori, utenti)? Quanto sarebbe fattibile e fruibile un nuovo sistema di distribuzione basato su Internet, per avvicinare i fan agli artisti?

Il concetto di "fan" è legato da vicino al "mercato dell'arte" (!) attuale, che vive anche della creazione di idoli, vip e quant'altro.
Diverso e' invece il nuovo (?) concetto dell'appassionato di musica, cinema e cultura che grazie alla rete e ai forum scopre cio' che e' di proprio interesse, lo commenta, lo suggerisce, se ne fa portatore e sostenitore.
Che poi tutto questo si possa o meno tradurre in un mercato che offra redditività importanti agli artisti e' una questione interessante ma la scelta non esiste: la rete, come dicevo, incalza, e con essa dinamiche del tutto nuove.
Prevedere oggi cosa accadra' domani rischia quindi di rivelarsi un esercizio di stile.
E' piu' probabile che la storia faccia piazza pulita dell'attuale piuttosto che si arrivi a compromessi con lo status quo.
E non parlo certo solo di copyright e diritto d'autore ma della deriva (progresso?) verso una trasformazione di ogni mercato in un mercato dell'informazione.
Che, appunto, circola in modo inevitabilmente libero e disordinato su Internet.

davide
19-08-2004, 18:49
stiamo un paio di mesi senza comprare DVD e CD, poi vediamo cosa fanno questi "S"ignori che si lamentano dei danni economici provocati dal P2P, ma che vendono un CD audio a "soli" 20 €

saluti

dantexx@email.it