Landy
21-04-2006, 19:44
Dopo avere accusato per anni il centrodestra, ed il suo leader in particolare, di vendere sogni in un Paese povero e malato, ora si scopre, dati europei e Istat alla mano, che la balla l’hanno raccontata loro. Se l’industria cresce, se in particolare crescono gli ordinativi per elettrodomestici e scarpe, vuol dire che la gente torna a consumare. Magari lo fa a credito, ma il dato è semplice: non siamo poveri.
Le banche oggi fanno di tutto per convincere i clienti a investire nel mattone. Se un tempo c’erano mutui fissi e variabili oggi abbiamo a disposizione una pletora di prodotti quasi tutti su misura. Una volta non potevi ottenere più di una certa cifra massima, oggi ti finanziano. Volendo anche il cento per cento. I prezzi sono alle stelle, è vero. Ma giorni fa per vedere un appartamento a Roma di oltre cinquecentomila euro c’era una fila di sei persone. Un avvocato ha raccontato che aumentano le richieste di consulenze per la casa e i notai stanno facendo buoni affari.
Vi ricordate lo slogan della famosa quarta settimana dove gli italiani rinunciavano al latte per i propri figli perché non ci arrivavano con il gramo stipendio? Una balla clamorosa. Questo non vuol dire negare certi problemi, soprattutto il fatto che si sta allargando la forbice tra chi ha e chi davvero ha molto meno. Ma è un discorso ben diverso da quello propagandistico di Prodi e compagni.
Prodi ha vinto con la conta dei voti sancita dalla Cassazione. Ha una maggioranza nel Paese, tra la gente, del 5 per mille. Di fatto un niente. Non ha la legittimazione politica che viene da una forte maggioranza tra il popolo. Però dovrà governare, o perlomeno tentare di farlo. In due settimane non abbiamo mai sentito pronunciare una parola nei confronti di questa metà degli italiani che col voto ha mostrato di non volere Prodi. Ancora e sempre slogan del genere: "Ora Berlusconi a casa". C’è perfino chi ha invitato il leader dell’opposizione ad andarsene alle Bahamas perché così avrebbe decretato la gente. L’opposizione è compatta e forte, ma non lo è solo perché Berlusconi, Fini, Casini e Bossi si ritrovano ma soprattutto perché ha una metà del Paese dalla sua parte. Non è una contraddizione rispetto a quanto detto sopra: per governare occorre una maggioranza più forte che non per fare una dura opposizione. Forse già oggi questa Italia potrebbe avere il nome del nuovo presidente della Camera, terza carica istituzionale dopo il Capo dello Stato e il Presidente del Senato. La battaglia è tra D’Alema, pragmatico e intelligente ex comunista e Bertinotti, pragmatico e intelligente comunista. Il leader di Rifondazione rivendica con orgoglio che la tessera numero uno del suo partito porta la firma di Pietro Ingrao, che già fu il primo presidente della Camera comunista nella storia repubblicana. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i cosiddetti moderati che nell’Unione, è del tutto evidente, contano come il due di picche, cioè nulla. A 17 anni dalla caduta del Muro di Berlino oggi l’Italia ha svoltato per il cinque per mille verso una sinistra radicale e massimalista di cui peraltro non si ha traccia visibile nel resto del mondo occidentale.
Le banche oggi fanno di tutto per convincere i clienti a investire nel mattone. Se un tempo c’erano mutui fissi e variabili oggi abbiamo a disposizione una pletora di prodotti quasi tutti su misura. Una volta non potevi ottenere più di una certa cifra massima, oggi ti finanziano. Volendo anche il cento per cento. I prezzi sono alle stelle, è vero. Ma giorni fa per vedere un appartamento a Roma di oltre cinquecentomila euro c’era una fila di sei persone. Un avvocato ha raccontato che aumentano le richieste di consulenze per la casa e i notai stanno facendo buoni affari.
Vi ricordate lo slogan della famosa quarta settimana dove gli italiani rinunciavano al latte per i propri figli perché non ci arrivavano con il gramo stipendio? Una balla clamorosa. Questo non vuol dire negare certi problemi, soprattutto il fatto che si sta allargando la forbice tra chi ha e chi davvero ha molto meno. Ma è un discorso ben diverso da quello propagandistico di Prodi e compagni.
Prodi ha vinto con la conta dei voti sancita dalla Cassazione. Ha una maggioranza nel Paese, tra la gente, del 5 per mille. Di fatto un niente. Non ha la legittimazione politica che viene da una forte maggioranza tra il popolo. Però dovrà governare, o perlomeno tentare di farlo. In due settimane non abbiamo mai sentito pronunciare una parola nei confronti di questa metà degli italiani che col voto ha mostrato di non volere Prodi. Ancora e sempre slogan del genere: "Ora Berlusconi a casa". C’è perfino chi ha invitato il leader dell’opposizione ad andarsene alle Bahamas perché così avrebbe decretato la gente. L’opposizione è compatta e forte, ma non lo è solo perché Berlusconi, Fini, Casini e Bossi si ritrovano ma soprattutto perché ha una metà del Paese dalla sua parte. Non è una contraddizione rispetto a quanto detto sopra: per governare occorre una maggioranza più forte che non per fare una dura opposizione. Forse già oggi questa Italia potrebbe avere il nome del nuovo presidente della Camera, terza carica istituzionale dopo il Capo dello Stato e il Presidente del Senato. La battaglia è tra D’Alema, pragmatico e intelligente ex comunista e Bertinotti, pragmatico e intelligente comunista. Il leader di Rifondazione rivendica con orgoglio che la tessera numero uno del suo partito porta la firma di Pietro Ingrao, che già fu il primo presidente della Camera comunista nella storia repubblicana. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i cosiddetti moderati che nell’Unione, è del tutto evidente, contano come il due di picche, cioè nulla. A 17 anni dalla caduta del Muro di Berlino oggi l’Italia ha svoltato per il cinque per mille verso una sinistra radicale e massimalista di cui peraltro non si ha traccia visibile nel resto del mondo occidentale.